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Vincenzo Padula, una figura poliedrica della nostra storia calabrese

Vincenzo Padula è uno dei massimi rappresentanti della “intellighenzia” calabrese, meridionale e italiana dell’epoca risorgimentale, apprezzato da personalità culturali quali il critico letterario Francesco De Sanctis e il filosofo Benedetto Croce. Finito nel cono d’ombra per un certo periodo della storia, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale la sua figura venne rivalutata nell’opera «Persone in Calabria» del 1950 dallo scrittore Carlo Muscetta, così il pensiero e gli scritti del Padula vennero riletti da grandi personalità storiche, letterali e culturali d’Italia, tra cui ricordiamo Pier Paolo Pasolini, Alberto Asor Rosa, Luigi Russo, Attilio Marinari, Walter Binni, Ernesto De Martino, Carlo Verdone e Andrea Camilleri.[1]

Vincenzo Padula nasce il 25 marzo 1819 ad Acri, cittadina presilana dell’entroterra cosentino prevalentemente a vocazione agricola, da una famiglia borghese; il padre è il medico Carlo Maria Padula, la madre è Mariangela Caterino, donna molto colta le cui origini familiari si incrociano con quelle di Gioacchino Murat. Spinto dalla famiglia al Sacerdozio o agli studi presso l’Università di Napoli, sceglie di entrare in Seminario, portando avanti gli studi di Sacerdote tra Bisignano e San Marco Argentano. Ricevuto l’Ordine Sacro nel 1843, viene nominato insegnante presso i Seminari di San Marco Argentano, Rossano e Bisignano. La sua vera passione rimane però la letteratura, formandosi culturalmente attraverso lo studio dei classici e prestando attenzione ai fermenti della sua epoca, ossia il dilagare del Romanticismo in Europa.

Inizia anche lui a scrivere, variegando opere tra la poesia e la prosa. I suoi due interessi, la religione e la letteratura, si combinano quando traduce l’Apocalisse di Giovanni. Vicino al Liberalismo e al Nazionalismo, è testimone nel 1844 della tragica spedizione in Calabria dei fratelli Bandiera, è grande amico dei politici Domenico Mauro e Vincenzo Sprovieri. Sostiene anche i Moti Rivoluzionari del 1848; anche ad Acri si registrano degli scontri tra i Liberali e i Borbonici, in uno dei quali trova la morte il fratello Giacomo.

Al termine dei Moti Rivoluzionari Antiborbonici, subisce la dura repressione, tanto da vivere di stenti. Accanito sostenitore dell’Unità d’Italia, convinto che l’unificazione dell’intero territorio nazionale possa dare il giusto risalto e la giusta dignità al Meridione, viene sostenuto dai suoi amici intellettuali calabresi, diventati classe dirigente sotto il Regno d’Italia guidato dai Savoia. Viene chiamato a insegnare al Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli, poi, nel 1867, viene chiamato a Firenze, Capitale del Regno d’Italia, in qualità di segretario del Ministro dell’Istruzione Cesare Correnti. Nel 1878 ottiene la cattedra di Letteratura italiana all’Università di Parma. Per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute in età avanzata, decide di ritirarsi nel suo paese natale, ovvero Acri, dove muore l’8 gennaio 1893.[2]

La sua attività letteraria fu prolifica e diversificata; si dipanò tra la prosa, la poesia e il dramma. Tra le sue opere più importanti ricordiamo: «Il Monastero di Sambucina», un poemetto in versi ambientato in un Monastero femminile situato nella Sila Cosentina scritto a Napoli nel 1843 e pubblicato postumo dal nipote Giovanni nel 1914 dopo una sua personale rielaborazione; «Persone di Calabria», raccolta di articoli realizzati da Padula durante la pubblicazione de «Il Bruzio», periodico bisettimanale scritto tra il 1864 e il 1865 e distribuito in tutta la Provincia di Cosenza; «Antonello Capobrigante Calabrese», dramma di cinque atti pubblicato nel 1864 ambientato nella Sila del 1844 all’epoca della sfortunata impresa dei fratelli Bandiera; «Poesie», opera che raccoglie tutte le composizioni in versi di Padula, realizzate con temi occasionali, civili, religiosi, erotici, su commissione o di ispirazione popolare, come i due componimenti dialettali «San Francesco di Paola» e «La Notte di Natale»; «L’Orco», poemetto favolistico in versi scritto nel 1848; «Protogea, ossia l’Europa Preistorica», un saggio pubblicato a Napoli nel 1871 scritto con lo scopo di rintracciare in Epoca Preistorica le origini semitiche della toponomastica calabrese e italiana.[3]

Ciò che più interessa gli storici del Padula è sicuramente il periodo in cui si dedica alla stesura de «Il Bruzio», un periodico giornalistico bisettimanale redatto tra il 1864 e il 1865, distribuito su tutta la Provincia di Cosenza e sostenuto economicamente dal Prefetto di Cosenza Guicciardini, che pubblicava gli atti della Prefettura all’interno del giornale. Gli scritti di Padula assumono fin da subito un carattere politico e storico; Benedetto Croce definisce il giornale come una vera inchiesta sul Mezzogiorno dopo l’Unità d’Italia.

Vincenzo Padula si propone di creare nei cittadini della Calabria una coscienza civica libera e critica. Padula si interessa di storia, dei rapporti tra Chiesa e Stato, dei problemi economici della Calabria e delle condizioni della popolazione. Egli dedica ampio spazio al fenomeno del Brigantaggio, alla questione delle terre ai contadini, alla mancata industrializzazione del Meridione, al basso tasso di istruzione della popolazione.

Padula si occupa anche di sociologia: egli divide la società in tre ceti: il ceto basso, il ceto medio, il ceto dei galantuomini. Le pagine più numerose sono dedicate alla figura del bracciante agricolo, che appartiene al ceto basso ed è la categoria più rappresentativa delle persone che vivono in Calabria e in particolar modo nella cittadina di Acri: Padula descrive i braccianti agricoli come dei poveri Cristi in carne e ossa, costretti a faticare dalla mattina alla sera per racimolare qualcosa con cui vivere.[4]

La sua figura vive nella Fondazione Padula, che ha sede ad Acri, e che organizza periodicamente il Premio Nazionale Padula, che ha il compito di premiare vari personaggi della letteratura e dello spettacolo (esistono premi per la sezione narrativa, la sezione giornalismo, la sezione saggistica, la sezione cinema). Tutto ciò che riguarda la Fondazione Padula e gli approfondimenti letterari sono disponibili sul sito www.fvpadula.it.

Sul personaggio di Vincenzo Padula è stato realizzato un docufilm dal titolo «La Penna di Bruzio» con la regia di Giulia Zanfino su iniziativa del producer Mattia Scaramuzzo.

Nicola Manfredi – Segretario Storia della Calabria e della Sila


[1] “Nascita di un Comune Democratico: Acri 1861-1948, Nascita, Cronaca, Memoria”, di G. Scaramuzzo, Editore Grafosud, 2013.

[2] Enciclopedia Online Treccani.

[3] Ibidem.

[4]“Nascita di un Comune Democratico: Acri 1861-1948, Nascita, Cronaca, Memoria”, di G. Scaramuzzo, Editore Grafosud, 2013.

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