Crea sito

Vicende di vita vissuta: storia di un bambino acrese durante l’occupazione nazista della Sila

Oggi voglio condividere con voi un racconto di vita che poco ha a che vedere con episodi storici di rilevante importanza per la nostra regione, ma che ci dà il senso di ciò che si provava e si viveva nel corso degli anni della seconda guerra mondiale da parte dei nostri antenati. La vicenda, semplice a scalfita ben impressa nella memoria di mio nonno, potrebbe sicuramente ispirare una trasposizione letteraria di una novella verista di memoria verghiana oppure potrebbe essere associata al filone neorealistico letterario o cinematografico.

Siamo nel settembre del 1943, in Italia è da poco caduto il regime fascista e il maresciallo Pietro Badoglio, capo del governo, è pronto a firmare l’armistizio di Cassibile. Le truppe naziste stanziate in Calabria, e in particolare nella Sila, si preparano alla ritirata in seguito alla notizia che gli Alleati sono giunti in Italia dalla Sicilia e stanno risalendo la penisola per liberarci dal nazifascismo.

La popolazione italiana è nel caos, ma la vita continua per chi deve lavorare alla giornata se vuole ottenere la sopravvivenza in questo complicato periodo. Tra queste persone si contano mio nonno, di 10 anni, e la sua famiglia, che vivono ad Acri. Mio nonno, terminate le scuole, specialmente d’estate, essendo il primogenito di cinque figli, è costretto a seguire il padre nei suoi lavori, il quale tutte le mattine con il suo mulo, prezioso mezzo di trasporto per l’epoca, si reca in località Giamberga, zona della Sila Greca, dove con la professione di tagliaboschi cerca di guadagnarsi da vivere. In uno di questi giorni, tra i rischi di ritrovarsi sotto gli scontri armati tra tedeschi e angloamericani, mio nonno, poco più che un bambino, perde di vista il padre e si incammina tra gli alberi del bosco, quando, tutto a un tratto, si ritrova davanti dei soldati in divisa nazista con i mitra spianati pronti a colpire; lui rimane impaurito e si mette a urlare, ma – come mi raccontava sempre – i soldati tedeschi lo riconoscono per un “ariano”, visto che mio nonno aveva i capelli chiari, così lo tranquillizzano, gli porgono un pezzo di liquirizia (prodotto dolciario sconosciuto completamente agli occhi e al sapore di quel bambino) e gli intimano di allontanarsi. Mio nonno riprende il cammino lontano da quei soldati, ritrova il padre e alla fine della giornata di lavoro torna a casa pieno di contrastanti emozioni.

Questo episodio è di poco conto rispetto a quelli che hanno segnato per davvero la storia della Calabria e della Sila nel corso del secondo conflitto mondiale, ma ci può dare uno spunto di riflessione sul fatto di come si viveva all’epoca della guerra e di come anche un bambino di 10 anni abbia potuto “subire” gli effetti della guerra vivendo sulla propria pelle un fatto così turbolento.

 

Nicola Manfredi, 13/11/2018

 

Ti potrebbe interessare anche...