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Un colosso d’argilla per amico

Come è noto, la cultura ebraica è ricca di leggende e miti che da secoli affascinano schiere di storici, fedeli dell’ebraismo o semplici curiosi. Una che sicuramente ha avuto ampio risalto anche in epoca moderna è la leggenda del Golem. Questa figura leggendaria del folklore Yiddish viene riportata, seppur in maniera velata, fin dall’Antico Testamento, dove troviamo una citazione molto importante: “E soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo diventò un essere vivente” (Salmo 139,16). Eppure, nell’antichità, non sentiamo mai parlare del Golem, solo nel XVI secolo questa creatura torna alla ribalta. Secondo la leggenda il Golem non sarebbe altro che un gigantesco ammasso di argilla con la forma di uomo, ma chi ha plasmato il primo di questi esseri spaventosi?

Ci troviamo a Praga, nel ghetto ebraico, dove vi era la più importante sinagoga della Mitteleuropa, negli anni di regno del re Rodolfo II (fine 1500 – inizi 1600). In questo periodo gli ebrei di tutta Europa sono fatti oggetto di Pogrom, violenze assurde scatenate da dicerie e dalla paura del diverso, che come sempre scatena la cattiveria umana. Un giorno l’anziano rabbino della città, il famoso cabalista Yehuda Low ben Bezalel, decise di porre fine per sempre alle sofferenze del suo popolo. Il Rabbino, che aveva la fortuna di potersi rivolgere direttamente all’Altissimo, chiese ed ottenne le istruzioni per dare vita ad una creatura che, negli scopi del Rabbino, avrebbe dovuto vigilare e proteggere gli ebrei di Praga dalle violenze dei cristiani.

Il Rabbino, dopo aver sognato Dio che gli riferiva le parole per animare il Golem, arruolò due persone fidate, che avrebbero dovuto rappresentare l’acqua e l’aria, mentre per sé tenne il fuoco e al Golem sarebbe toccata la terra. Dopo aver unito quindi i quattro elementi fondamentali e aver modellato del fango proveniente dalle sponde della Moldava, il Rabbino cominciò a pronunciare le formule del Libro della Creazione (Sefer Yezirah, vero e proprio alfabeto della Creazione). Dopo aver finito e aver messo in bocca del Golem un pezzo di carta con scritto “Vivi!”, il Rabbino scrisse sulla fronte della creatura la parola Emet, che in ebraico significa “Vita”, e subito il Golem si mise al servizio del Rabbino, l’unico uomo dal quale l’ammasso di argilla avrebbe preso ordini.

Ma vediamo ora qualcosa in più su questa creatura spaventosa. Golem in ebraico significa letteralmente materia grezza, ma anche embrione. Questo quindi rimanda anche alla nostra condizione umana, sempre perfettibile e mai perfetta, che ha sempre bisogno di una guida, oserei dire qualcuno da cui prendere ordini. Eppure il Golem è anche altro. È uno straordinario strumento di propaganda per gli ebrei. Immaginate la loro condizione durante quegli anni nell’Europa dell’est. Pensate alle violenze che li colpirono, al terrore di non poter vivere nella loro città che li aveva visti nascere. La leggenda del Golem è per loro un invito a resistere, a vendere cara la pelle. Chissà cosa avranno pensato? Ora che abbiamo il Golem siamo invincibili! Tuttavia non bastò neanche il Golem a proteggere gli ebrei di Praga. Infatti ben presto il Rabbino si accorse di aver plasmato un essere ingestibile, senza volontà e incapace di parlare, con un solo grande pregio, una forza smisurata. Ma il Rabbino Low capì subito che non sapeva cosa farsene di una creatura che, un giorno, lasciato senza ordini, quasi distrusse l’intero quartiere ebraico, lui che era stato creato proprio per difendere questo posto.

Dopo poco tempo quindi il Rabbino radunò gli stessi amici che lo avevano aiutato a plasmare il Golem per recitare la formula che avrebbe dovuto fermarlo. La formula per fermarlo consisteva nel recitare al contrario la stessa che l’aveva animato, inoltre il rabbino avrebbe dovuto cancellare una delle lettere della Parola Emet, per farla diventare Met, che in ebraico vuol dire “Morte”. Quando il soffio vitale abbandonò il Golem, questi ritornò ad essere la solita massa d’argilla informe, che venne poi collocata nel soffitto della Vecchia Sinagoga, insieme ai libri necessari per rianimarlo, a disposizione di chi abbia bisogno di riplasmare un Golem per proteggere gli ebrei in pericolo.

In apparenza questa sembra solo una favola, un mito che serviva agli ebrei per darsi coraggio e per affrontare con rinnovata forza un nemico cento volte più forte di loro. Eppure il Golem ha anche una simbologia molto importante, che va ricercata nella straordinaria sapienza custodita dalla religione semitica. Il Golem ha un significato simbolico riconducibile, secondo diverse teorie esoteriche, allo stato umano prima che Dio lo dotasse dello Spirito. Il Golem è l’informe, l’imperfezione, l’esistenza che precede l’essenza, l’embrione, la prima tappa del processo alchemico che porta alla trasformazione di se stessi. La parola è in questo mito fondamentale per animarlo e assume quindi un’importante valenza magica. E’ attraverso la parola che il Rabbino Low dà vita all’informe e gliela toglie, pronunciando le formule del Libro della Creazione, lo Sefer Yezirah, in cui compare una sorta di alfabeto della Creazione.

Il Golem è come l’uomo, un automa per tutta la vita, se non fa il passo successivo, se non si perfeziona. Un essere non pensante e senza volontà, se prima non compie l’esperienza della vita e di Dio. Ma il Golem è anche dentro ogni uomo, una parte che può essere gestita purché la si conosca. Viene spontaneo pensare a Pinocchio, il burattino che per iniziare a “vivere”, è costretto a mettersi alla prova, a distinguere il bene dal male, a mostrarsi degno di un’esistenza autentica. Una lezione che avrebbero imparato a loro spese anche i Robot descritti da un visionario come Isaac Asimov, che sembrano davvero tanto simili al Golem del Rabbino Low.

Giovanni Trotta

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