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Storia del fiume Crocchio

Il fiume Crocchio nasce a Croce di Tirivolo a circa 1.600 m s.l.m. non lontano dal Monte Gariglione, (la catena montuosa più alta della Sila Piccola) e attraversa i territori di numerosi comuni: Taverna, Zagarise, Sersale, Petronà, Cerva, Cropani, Andali, Belcasto e Botricello, per poi sfociare nel mar Jonio. L’area in cui è situata la foce del fiume è chiamata <<Torrazzo del Crocchio>> dove ancora oggi sono visibili i resti di un’antica torre risalente all’età medievale. Lungo il percorso tracciato dal fiume si sono create alcune vasche o pozze di cui una in particolare detta «Pozza dell’Inferno». Il Crocchio gode di alcuni piccoli affluenti di carattere torrentizio che lo alimentano e da due principali corsi d’acqua che forniscono maggior contributo alla forza delle sue acque: il fosso Spinalba e il fiume Nasari (in epoche precedenti “Nascaro” così come riportato in alcune  cartine) a poca distanza dalla foce.

Il fiume è fonte di sostegno per numerose specie animali tra cui: <<lepre, capriolo, ghiro, cinghiale, istrice, scoiattolo nero meridionale, mustelidi, volpe, lupo, gatto selvatico, gheppio, astore, nibbio bruno e nibbio reale, gufo reale, assiolo, sparviere, falco di palude, falco lodolaio, falco pellegrino, allocco, corvo imperiale, albanella, poiana, airone cinerino, barbagianni, biancone, tartaruga di fiume, tartaruga terrestre, saettone, cervone, biscia dal collare, biacco, vipera, coronilla austriaca, ramarro, lucertola campestre, luscengola, rospo comune, tritone, rana italica, raganella, salamandrina dagli occhiali, salamandra pezzata>>.[1] Una enorme moltitudine di mammiferi, anfibi e altre specie animali.

Date l’insieme di queste caratteristiche, le Gole del Crocchio rappresentano ancora oggi un’area protetta e da salvaguardare. Chiamato nell’antichità Arocha da Strabone e Plinio il Vecchio, il nome deriverebbe, secondo la leggenda, da  una ninfa che aggredita da un rozzo pastore piange così tanto da commuovere gli dei che la trasformarono in un fiume:

«A Locris Italiae frons incipit Magna Graccia appellata, in tris sinus recedens Ausonii maris, quoniam Ausones tenuere primi. Patet LXXXVI p., ut auctor est Varro; plerique LXXV M fecere. In ea ora flumina innumera, sed memoratu digna a Locris Sagra et vestigial oppidi Caulonis, Mystiae, Consilinum castrum, Cocinthum, quod esse longissimum Italiae promontorium aliqui existumant; dein sinus Scylacius et Scylacium, Scylletium Atheniensibus cum conderent dictum, quem locum occurens Terinaeus sinus peninsulam efficit, et in ea portus qui vocatur Castra Hannibalis, nusquam angustiore Italia: XX M passuum latitude est; itaque Dionysius maior intercisam eo loco adicere Siciliae voluit. Amnes ibi navigabiles Carcines, Crotalus, Semirus, Arocas, Trgines; oppidum intus Petelia, mons Clibanus, promontorium Lacinium, cuius ante oram insula X M P. a terra Dioscoron, altera Calypsus quam Ogygiam appellasse Homerus existumatur, praeterea Tiris, Eranusa, Meloessa. Ipsum a Caulone abesse LXX Mp. Prodidit Agrippa[2]

Ai tempi dello storico Plinio i fiumi calabresi risultava essere navigabili. Ad oggi d’altra parte con i continui cambiamenti geologici tutto ciò può sembrare molto strano. Cambia la terra intorno ai fiumi così come cambia il suo nome nel corso dei secoli: in età medievale Croclea, poi Arocha o Crotalo[3], dopo Crogi e per finire Crocchio.

Dalle acque impetuose il fiume è teatro di alcuni fatti che coinvolgono gli abitanti dei paesi che vivono e crescono intorno ad esso. Uno tra questi è un aneddoto avvenuto il 25 aprile 1857: «… il Giudice Regio di Cropani, avvicinandosi al fiume Crocchia, che portava un gran volume di acqua, vide che un giovinetto veniva trasportato dalla corrente delle acque e stava per perdersi. A tal vista si fece a chiamare della gente  per salvare il ragazzo e ivi accorse un tal Filippo Rizzuti da Petronà, il quale si menò nelle acque e riuscì a salvare il figliolo di nome Fortunato Landari, 10 anni, orfano.»[4]

Pietro Marchio – Storia della Calabria e della Sila


Prospero Parisio, Calabrie descriptio, inserita nel Theatrum orbis terrarum di Abramo Ortello, 1601 mm 320X220

Dalla stessa cartina, con ingrandimento del particolare, il golfo di squillace e il punto in cui sfocia il fiume Arocha (Crocchio)

[1] Molte specie contemplate nella Direttiva 92/43/CEE “Habitat” e nella Direttiva 79/409/CEE “Uccelli”.

[2] Plinio il Vecchio, Naturalis Historiae, Lib. III, X, 1851, P. 246.

[3] Cosi chiamato anche da Plinio.

[4] Domenico Cugliari, Angela Aurora Pasqua, Olga Petrucci, Frane e alluvioni nell’ottocento: ricerche nell’archivio di Stato di Napoli, in., La difesa del suolo nell’Ottocento nel Mezzogiorno d’Italia, Walter Palmieri, Olga Petrucci, Pasquale Versace (a cura di), Dipartimento di Difesa del suolo Unical, Com. dell’Intendente al Min. degli Interni. 23  maggio 1857, p. 123.

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