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Socrates e la democrazia Corinthiana

Il 4 dicembre del 2011 il Corinthians conquista il campionato Brasilerao, dopo tanti anni dall’ultimo titolo. Questa notizia di per sé sarebbe piuttosto anonima, o meglio potrebbe interessare solo i tifosi Corinthiani. Ma la gioia per la vittoria viene anticipata da una cattiva notizia, che arriva dall’ospedale Albert Einstein di San Paolo: Socrates è morto ad appena 57 anni. Quel giorno, il campione brasiliano realizza il suo sogno, la sua utopia personale: morire il giorno in cui il suo Corinthians vince il Brasilerao, lasciare questo mondo con la gioia più grande che un tifoso possa provare.

La vita di Socrates è stata tutta una bellissima utopia, una storia fantastica, segnata dalla più grande invenzione che si sia mai vista nel calcio: il sogno di autogestire una squadra, senza procuratori e presidenti, che decidono le sorti dei calciatori pensando solamente ai soldi. Siamo nel Brasile degli anni ottanta, un grande Paese tenuto sotto scacco fin dal 1964 da una violenta dittatura, guidata dal generale Figueiredo, che ha portato il liberismo economico nel Paese, ma ha accentuato le differenze tra ricchi e poveri. All’inizio degli anni ‘80 la dittatura sta vivendo un momento di grande difficoltà, infatti sono tante le voci di protesta che si levano dai settori della società più deboli.

Questo fermento popolare è anticipato da una storia particolare, una storia che inizia in uno stadio, e vede per protagonisti un giovane medico con un nome da filosofo e una squadra sull’orlo del fallimento. Lo Sport Corinthians Paulista, nata nel 1910, è la squadra di calcio dei proletari, degli operai di San Paolo, che si è sempre distinta dalle altre squadre di calcio brasiliane, proprietà privata di presidenti ricchissimi ed autoritari. Il Corinthians rappresentava, per gli operai paulisti, il veicolo con cui portare avanti le loro istanze, una squadra di calcio che faceva circolare valori importantissimi, che andavano ben aldilà del campionato e delle partite della domenica.

Ed è nel momento più buio per la storia del club paolista che dalle giovanili viene promosso un giovane alto, magrissimo e con un nome che rimanda alla Grecia. Questo giovane ha un nome insolito perché il padre amava la filosofia classica, inoltre si sta laureando in medicina, proprio come ha promesso ai genitori. Nel 1982, quando ormai questo ragazzo è diventato un medico ed un campione di calcio, che disputa i mondiali ed è cercato in Europa, avviene un fatto del tutto nuovo nella storia del calcio mondiale. Viene eletto presidente del Corinthians un certo Waldemar Pires, il quale sceglie in panchina Mario Travaglini, ex allenatore del Brasile Olimpico, e come direttore tecnico Adilson Monteiro Alves, un sociologo con una folta barbae fervente socialista. Il vero centro nevralgico non è l’ufficio del presidente, ma lo spogliatoio, dove ognuno può dire la sua e dove ogni decisione è messa ai voti. Nasce così la Democrazia Corinthiana, una sorta di democrazia interna dove tutto viene discusso, anche il modulo con cui si va in campo è votato dai giocatori. Ai calciatori l’esperimento piace, piace anche ai tifosi che si innamorano di questo ragazzo alto, un po’timido e dai modi gentili, ma che in campo diventa un leader.

Il clima in Brasile si fa pesante, la dittatura militare diventa se possibile ancora più oppressiva e violenta. La gente comincia a morire negli scontri di piazza e la caduta della dittatura sembra sempre più vicina. E il Corinthians, quando ha la possibilità di scendere in campo con uno sponsor stampato sulla maglia, non si fa scrupoli, non ci pensa due volte.I giocatori paulisti scendono in campo con due parole stampate sul proprio petto. Si, sono proprio quelle: Democrazia Corinthiana. Anche a Socrates piace scendere in campo facendosi portatore di messaggi di democrazia, pace e amore. Infatti il centrocampista porterà da allora sempre una bandana, ma non per tenere lontano dagli occhi i suoi riccioli selvaggi, ma per far leggere ai suoi tifosi e anche agli avversari che un altro Brasile è possibile, un Brasile in pace con il proprio popolo, che si amministra con gli strumenti della democrazia.

Il Corinthians vince il campionato paulista nel 1979, nel 1982 e nel 1983. Ma sotto la Democrazia Corinthiana non arriverà mai il titolo nazionale.Nel 1984 scade il mandato di Pires, calciatori e simpatizzanti dell’esperimento democratico candidano il sociologo Alves, che viene però battuto dalla cordata reazionaria capitanata da Roberto Pasqual. La Democrazia Corinthiana viene presto smantellata eSocrates viene venduto alla Fiorentina, dove però c’è poco spazio per la sua idea di calcio, ancora meno per un uomo di sinistra che odia il capitalismo, come lui stesso amava definirsi. I tifosi gigliati credevano molto nell’acquisto di Socrates, che però non lascia il segno, infatti a fine anno le marcature saranno soltanto 6 in campionato, una in Coppa Italia e 2 in Uefa. Nonostante il triennale che lo lega a Firenze, Socrates nel 1985 torna in Brasile, prima al Flamengo e poi al Santos, dove nel 1988 termina la carriera.Socratessi era guadagnato la fascia di capitano della Nazionale brasiliana nel ‘82, mentre nel ’86 è vicecapitano. Ma non vincerà nullacon la maglia verdeoro, rimanendo comunque nel cuore dei tifosi per la sua eleganza in mezzo al campo.

Al termine della carriera calcistica torna ad esercitare la professione medica, sempre al servizio dei più poverie degli emarginati. Ma le regole gli piacciono poco anche nella vita di tutti i giorni, si distrugge di alcool e sigarette. Saranno proprio i suoi vizi a fargli pagare un conto salato, infatti ben presto comincia a soffrire di emorragie intestinali e di ulcera allo stomaco. Il 4 dicembre del 2011 Socrates muore dopo giorni di ricovero per l’ennesima emorragia, ma proprio quel giorno ottiene la vittoria più bella, quella che purtroppo non riesce a vedere. I giocatori del Corinthians apprendono prima della scomparsa del Campione, e subito dopo della conquista del Brasilerao, grazie al pareggio tra Vasco Da Gama e Flamengo. Decidono allora di scendere in campo con il pugno alzato, come faceva Socrates, come facevano tutti coloro che hanno reso possibile l’esperimento della Democrazia Corinthiana. Socrates diceva che essere campioni è solo un dettaglio, che si può vincere o perdere, purché lo si faccia con democrazia. Forse la lezione più importante che ci ha lasciato questo campione è proprio questa: vincere un campionato, una coppa, una classifica dei cannonierinon è nulla se non vivi per le tue idee, e sono proprio quelle idee più che i suoi gol ad averlo reso immortale agli occhi degli appassionati di calcio.

Giovanni Trotta

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