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Pastorale (di Corrado Alvaro)

Ad inseguire il lupo per le terre,
a ricondurre i bovi alla pianura,
a snidare aquilotti per le forre,
non ce n’è, come me, senza paura;
a scuotere dagli alberi le pere
e a fare una crudele potatura,
e a veder pianger sulla terra scura
tutte le viti ci vuole il mio cuore.

Se non potrò cantare sotto i cieli
perché dovrò vegliare nell’agguato,
questa canzone prima di partire
io dico ad ogni monte addormentato,
a mamme che non possono dormire,
all’armento odoroso che ho lasciato,
e prego Dio che mi faccia tornare
con un abito verde di soldato.

Ora i lupi saranno un’altra gente
cristiana e come lor dovrò scuoiarla.
Snidare gli aquilotti non è niente.
Io conosco il mio braccio che non falla.
Se la mia vita ha qualche pretendente
venga se ha tanto sangue da comprarla.
Per ogni sciabolata ne vo’ cento
e cento tutti in fila ad ogni palla.

Chi vuole? La mia vita costa cara.
Per me vivon tre figli e la mia casa.
Quante pietre ci vollero a fabbricarla,
quante tegole stanno a ripararla,
quanti sospiri vuole il focolare
a cuocer la minestra alla mia casa,
tanti uomini non bastano a pagare
questa mia vita tanto lavorata.

Dico questa canzone alla montagna
che questa notte mi vede partire,
alla nube che passa e che la bagna,
agli alberi che vogliono fiorire,
alla mia agnella chiusa che si lagna,
che, se perduta, non potrò inseguire.
Questa canzone è detta a chi la sente.
Chi non la vuole la venga a zittire.

(Corrado Alvaro, poesie grigioverdi, Roma, Lux, 1917. Poesie ispirate all’esperienza della Grande Guerra)

Pietro Marchio – Storia della Calabria e della Sila

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