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L’epopea dei draghi

Fin dall’alba dei tempi, le leggende sono state popolate da mostri enormi, famosi per la loro ferocia e per la forza sovrannaturale. I più potenti erano i draghi: creature con il corpo di serpente, le zampe da lucertola, gli artigli da aquila, le fauci di coccodrillo, i denti di leone e le ali di pipistrello. I draghi avevano incredibili poteri sovrannaturali e, soprattutto, erano malvagi e distruttivi. In ogni mito, in ogni leggenda occidentale, il drago fa la parte del cattivo. L’origine dei draghi compare nelle leggende di popoli del passato, sia europei che orientali, ma la loro concezione è notevolmente differente; mentre nelle zone occidentali i draghi erano considerati l’incarnazione del male, portatori di distruzione e morte, in oriente erano visti come potenti creature benefiche, da cui ricevere consigli e benedizioni. Il drago è sempre stato un mito affascinante e terribile per tutti gli uomini, che ancora oggi, sognano di trovare un uovo di drago abbandonato, come ci raccontano le pellicole di Hollywood, e trasformarlo in una specie di colossale animale domestico.

Caratteristiche generali del drago

Trattandosi del drago e quindi di una bestia nata dalla fantasia degli uomini, non si dovrebbe parlare delle sue caratteristiche e delle differenze tra un drago e un altro. Tuttavia non si può ignorare come le diverse culture abbiano dato a tali animali leggendari precise peculiarità somatiche e comportamentali. Il drago è in tutti i casi un animale simile ai rettili, a sangue caldo, di dimensioni enormi e estremamente longevo. Inoltre il drago non è una solo una bestia assetata di sangue, infatti appare come un essere dotato di grande intelligenza ed esperto delle arti magiche di cui si serve per non essere disturbato dagli altri animali, uomini compresi. I draghi avevano anche il potere di sputare fuoco e vapori incandescenti dalla bocca, causando danni ingenti alle popolazioni dei villaggi, che poi finivano tutti per chiedere aiuto ai cavalieri di ventura o ai santi per essere liberati dalla immonda bestia, causa della devastazionedei raccolti e della perdita di molti animali da pascolo.

Il drago nell’epoca antica

Come abbiamo visto, la figura del drago è presente in quasi tutte le culture del mondo, passate e presenti. Nelle leggende mesopotamiche, si narra di due esseri primordiali: Apsu, spirito dell’acqua corrente e del vuoto, e Tiamat, spirito dell’acqua salmastra e del caos. L’aspetto di Tiamat era quello di un essere fatto dall’unione di parti del corpo di tante creature: possedeva le fauci del coccodrillo, i denti del leone, le ali del pipistrello, le zampe della lucertola, gli artigli dell’aquila, il corpo del pitone e le corna del toro. Un’immagine molto simile ai draghi occidentali, se si prova a rappresentarlo mentalmente. Secondo la leggenda, dall’unione di Apsu e Tiamat nacquero gli dei, uno dei quali uccise il padre. In preda al dolore, Tiamat diede alla luce molti mostri, il cui compito sarebbe stato quello di perseguitare gli dei.
Per difendersi, gli dei nominarono campione Marduk, uno della loro razza; lo armarono con potenti mezzi e lo inviarono contro Tiamat. Marduk uccise la madre in un epico scontro, poi catturò i mostri da lei generati e li rinchiuse negli inferi. Anche in Egitto, c’era la credenza che ogni volta che Ra, il dio sole, “tramontava” entrasse in realtà negli inferi, combattesse contro Apopi, il drago degli abissi, e uscisse vittorioso. Questa è un’evoluzione del mito mesopotamico, e già comincia a delinearsi il pensiero del drago come essere malvagio e caotico.Anche gli dei della Grecia combatterono contro un drago: era Tifone che aveva mille teste e un’immane bocca che vomitava fuoco e fiamme. Solo Zeus ebbe il coraggio di affrontare il mostro, definito Titano. Lo condusse fino oltre il mar Ionio ed infine ebbe la meglio su di lui, scagliandogli contro un enorme macigno. Ma la leggenda vuole che Tifone non morì: continuò infatti a vomitare fuoco e fiamme da sotto il macigno, divenuto isola, e questa è la ragione delle eruzioni dell’Etna secondo i miti greci. Quindi già per i greci il drago era un mostro terribile e incontrollato capace di distruggere ogni cosa al suo passaggio (i tifoni hanno preso il nome proprio dal drago Tifone) edi uccidere e terrorizzare perfino gli dei.In epoca romana questa concezione del drago come animale malefico continuò ad imporsi e andò anzi a rafforzarsi ancor di più in epoca medievale, la vera epoca d’oro dei draghi.

Il drago nel Medioevo

Il drago come bestia leggendaria venne descritto in maniera ambigua: a volte come mostro alato con artigli, ali e coda di serpente, altre volte come pitone in connotazioni fantastiche. In epoca medievale divenne simbolo delle forze del male, del peccato, dell’eresia, passando poi nel simbolismo ebraico e cristiano come portatore di poteri malefici e demoniaci. L’Apocalisse di Giovanni lo identificò in modo esplicito nel serpente della Genesi, ossia Satana: un continuum temporale che lo porta ad essere un servo del Diavolo, colui che si industria affinché gli uomini vengano dannati. Il drago comparve in molti poemi epici medievali. Nel Niebelungenlied l’eroe Sigfrido affrontò e uccise un drago e, bagnandosi col suo sangue si rese invulnerabile, tranne in un punto, dove gli si era posata una foglia di tiglio (insomma un Achille in salsa teutonica).Nella tradizione celtica i draghi comparvero per la prima volta in un racconto del Mabinogion (raccolta di racconti del Galles dell’XI-XII secolo), intitolato Lludd e Llevelys. In questo racconto venne celebrata la lotta cruenta tra due draghi: il drago rosso (simbolo dei Britanni) e il drago bianco (simbolo dei Sassoni). Il re Artù avrebbe vinto il drago bianco e liberato quello rosso. Nello stesso periodo fiorì un grande interesse per le gesta del condottiero macedone Alessandro Magno, che tutti i re del periodo cercarono di imitare con alterne fortune. In questi racconti compaiono spesso serpenti, draghi e animali fantastici, tutti con la caratteristica di essere bestie demoniache, al servizio del Maligno e quindi meritevoli di essere eliminate. Dante ci descrisse una grande varietà di bestiacce fetide e spaventose nella sua Commedia, quindi non poteva mancare assolutamente il drago. Anzi a dirla tutta appaiono almeno tre volte figure che si possono assimilare ai draghi. La prima la troviamo nella prima Cantica e precisamente nel XVI canto, quando il poeta ci presenta una strana figura con faccia di uomo e varie parti di altre bestie, tra cui ali e zampe pelose. La bestia in questione si chiama Gerione, splendida rappresentazione della bolgia dei truffatori, che sanno essere gentili e crudeli nello stesso momento. Dante non lo chiama mai drago, ma è chiaro che l’immagine che ci suggerisce è quella lì. Ancora nell’Inferno, nel XXV canto, Dante descrive il centauro Caco, che ha innestato sulla schiena un drago alato, capace di sputare fuoco e vapori incandescenti. Nel Purgatorio invece, nel XXXII canto, appare un drago che stacca un pezzo di un carro, allegoria della Chiesa Cattolica che viene impoverita e insozzata dall’opera malvagia di pochi e indegni chierici. Da quello che abbiamo visto, il drago nel medioevo fu sempre un pericolo dal quale guardarsi, una bestia feroce e tremenda contro cui solo i santi e i cavalieri potevano combattere.

San Giorgio, l’ammazza draghi per eccellenza

San Giorgio, martire proveniente dalla Cappadocia e martirizzato sotto l’imperatore Diocleziano nel 303, è considerato il santo sauroctono (dal greco “uccisore di rettili”) più venerato dai cristiani. La leggenda Aurea, composta dal vescovo di Genova Jacopo da Varazze nel XIII secolo, narra di una città libica chiamata Selem che era tormentata da un tremendo drago sputafuoco, una bestia enorme che abitava nelle profondità di un grande stagno e che ogni tanto usciva dalla sua dimora per uccidere gli abitanti della città con il suo alito mefitico. I saggi della città avevano pensato di tenere buono il drago offrendogli dapprima due pecore al giorno, ma quando gli ovini cominciarono a scarseggiare i saggi decisero di offrire, insieme alla pecora, un giovane estratto a sorte tra quelli che vivevano nella città. Quando fu il turno della figlia del re, San Giorgio decise di intervenire: prima tranquillizzò la giovane, promettendole che l’avrebbe liberata in nome di Cristo, poi si nascose tra la boscaglia, aspettando il momento giusto per attaccare la bestia. Allora San Giorgio, dopo aver raccomandato la sua anima a Dio, colpì il drago con la lancia, facendolo rovinare a terra privo di sensi. San Giorgio disse alla principessa di legare la sua cintura al collo del drago, che cominciò a seguirla docilmente verso la città, scortata dal santo guerriero. Dopo essere tornati, il re e tutto il suo popolo si convertirono al Cristianesimo e il santo uccise il drago, che venne portato fuori dalla città, trainato da quattro paia di buoi. Nel medioevo la lotta di San Giorgio contro il drago divenne il simbolo della lotta dei cristiani contro i nemici della fede, proprio per questo motivo molti ordini cavallereschi assunsero come loro protettore il santo sauroctono. La Leggenda Aurea contribuì moltissimo alla diffusione del culto del santo, che divenne nell’Oriente ortodosso il “Trionfatore”, il “Guerriero di Cristo”. Secondo vari studiosi di religioni comparate, la lotta di San Giorgio viene considerata molto simile alla lotta dell’eroe senza macchia e senza paura che uccide il drago, di cui l’archetipo principale è il re degli dei mesopotamici Marduk, uccisore di Tiamat, il drago primordiale generatore del caos e delle ingiustizie.

Differenze tra i draghi occidentali e quelli orientali

I draghi occidentali, come abbiamo visto, sono stati descritti sempre come bestie pericolosissime da cui tenersi lontani. Sono stati associati al diavolo, alle malattie, a tutto ciò che poteva portare distruzione e morte. I draghi d’Oriente erano invece creature esistenti fin dalla creazione del mondo, ma pacifiche e amiche dell’uomo: in Cina, per esempio, il drago, insieme con la tartaruga, l’unicorno e la fenice, rappresentava uno dei 4 spiriti benevoli.I draghi, secondo la cultura cinese, furono la più grande e gloriosa razza che popolò il mondo di migliaia di anni fa, che originò la vita, che per millenni governò le forze della natura, in attesa che l’uomo crescesse, una forza che poi fu accantonata con ingratitudine dallo stesso uomo che, in un certo senso,era nato da loro.Inoltre, a sottolineare lo stretto rapporto esistente tra questi e il genere umano, vi sono molte leggende che narrano di grandi e valorosi uomini divenuti dragoni, simbolo di coraggio e di saggezza, depositari di una sapienza unica e impossibile da possedere per gli uomini. Tra i draghi orientali si possono citare queste diverse tipologie:

I Draghi Celesti: di colore verde chiaro, erano i guardiani del cielo ed erano gli unici ad avere cinque artigli per zampa;

I Draghi Spirituali: di colore azzurro, erano i più venerati perché erano considerati i guardiani del vento, delle nuvole e della pioggia, dipendeva da loro quindi la buona riuscita del raccolto;

I Draghi Terrestri: di colore verde smeraldo, erano i guardiani dei corsi d’acqua, regolandone il flusso e abitando nelle profondità dei fiumi;

I Draghi Sotterranei: di colore dorato, erano i guardiani di tesori immensi e dispensatori di saggezza e felicità eterna;

I Draghi Rossi e i Draghi Neri: erano i più violenti e crudeli, spesso in lotta tra di loro, durante le battaglie tra draghi scatenavano tempeste e tifoni.

Conclusioni

Come può il drago apparire in tutte le culture? Com’è possibile che popoli che non sono mai venuti in contatto tra loro conoscano questa bestia, al quale danno forme simili e caratteristiche comuni?
Sono domande a cui nessuno è mai riuscito a dare risposta.
Il drago non è presente solo nella cultura medioevale occidentale, come in genere si crede, ma ci sono molte, moltissime fonti che dimostrano la sua esistenza in tutte le culture, anche in quelle centro-americane precolombiane (Maya, Aztechi, Incas), popoli che non sono mai entrati in contatto con culture europee se non al momento della loro estinzione.In Cina il drago è una figura beneaugurante conosciuta ancora oggi, ma risale agli albori della tradizione cinese; notare che anche la Cina non entrò mai in contatto con culture occidentali e non subì alcuna influenza da loro, e la dimostrazione è proprio il drago cinese, il quale ha caratteristiche diverse da quello europeo.
E’ bene precisare che le testimonianze storiche non si limitano a leggende tramandate oralmente, ma sono giunti sino a noi innumerevoli riscontri: testi e cronache dell’epoca, dipinti, per non parlare dei Bestiari, insomma tutti avevano sentito parlare di draghi ed anzi erano fermamente convinti della loro esistenza, quasi fosse un fatto di cui non sorprendersi più di tanto. Dagli indigeni del centro America alle culture dell’estremo oriente, dalla Scandinavia all’Egitto, le testimonianze, gli avvistamenti furono moltissimi.Se analizziamo le fonti storiche, esse sono talmente numerose e dettagliate da far impallidire quelle di alcuni eventi storici che nessuno si sognerebbe mai di mettere in discussione. Che i draghi siano davvero esistiti, in ere ormai dimenticate?Francamente sarei orientato a dire di no, ma a chi non piacerebbe trovarsi un giorno qualcosa del genere davanti agli occhi? Sarebbe probabilmente la soluzione di un mistero senza tempo, uno di quegli enigmi che da un lato spaventa e da un altro affascina, come tutto ciò che una certa cultura ha cercato di bollare come “tabù”.

Giovanni Trotta

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