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La leggenda dell’Ebreo errante

La fantasia degli uomini è una miniera inesauribile, che ogni volta ci sorprende per la varietà dei temi affrontati e dei contenuti espressi. Spesso i racconti mitici hanno una funzione sociale importantissima, come quella per esempio di cristallizzare dei rituali che potremmo definire “di passaggio”, riti educativi di primaria importanza per la conservazione di una cultura, di una tradizione che più è antica e più ha bisogno di essere confermata, magari con esempi e aneddoti ad essa collegata. Oggi parleremo di una di queste leggende, che tanta fortuna ha avuto soprattutto in ambito cristiano, la leggenda dell’Ebreo errante, un racconto che si pensa abbia più o meno 1600 anni di storia.

Protagonista e argomento della leggenda

Per capire bene di chi stiamo parlando, è bene tornare al racconto della Passione di Cristo. Dopo aver liberato Barabba, Pilato fa flagellare Gesù e lo consegna agli uomini del Sinedrio, i quali decidono di crocifiggerlo. Gesù, nel suo cammino fino al Golgota, incontra prima Simone di Cirene, che lo aiuta a portare la sua croce, ma poi incontra un altro uomo, il cui nome è dubbio, non sappiamo se si chiamasse Asvero, o Cartafilo o Buttadeo, che non lo aiuta, ma anzi lo colpisce e gli intima di alzarsi. Gesù, rialzandosi dalla polvere, lo guarda e gli dice:”Iocammino, e tu camminerai fino al mio ritorno.” La pena è stata comminata, Cristo, il figlio di Dio, ha appena condannato quest’uomo a vivere praticamente in eterno, fin quando non avverrà la Parusia, la seconda venuta di Cristo e il Giudizio Universale. La leggenda poi non si limita a dare solo la versione dei fatti, ma ci dice anche come sarà questa pena. Cartafilo è costretto a vivere praticamente infinite vite, tutte uguali, infatti ogni volta che diventa vecchio l’Ebreo errante ringiovanisce, ritorna ad avere trentatré anni, così come Cristo prima di essere issato sulla croce, e ogni giorno ritrova nella sua bisaccia 5 monete d’oro, che gli servono per poter garantirsi un pasto. La leggenda sarebbe suffragata da alcuni brani del Vangelo che specificano: “In verità vi dico che fra gli odierni viventi vi sono quelli che non morranno prima che vedano il Figlio dell’Uomo venire nel suo regno”. Asvero secondo alcuni era un ciabattino, per altri un mercante. Altri raccontano che fosse il custode del palazzo di Ponzio Pilato, oppure un ufficiale del Sinedrio. Fatto sta che dal momento della crocifissione comincia la maledizione dell’Ebreo errante, una storia che ha avuto tantissima risonanza in tutta Europa.

Nascita del mito dell’Ebreo errante

La leggenda dell’Ebreo errante nascesubito dopo la morte di Cristo, anche perché si poggia su alcuni passi del Vangelo, dove abbiamo visto si nomina in maniera piuttosto chiara di un uomo che non morirà, almeno finché Cristo non ritornerà nel suo regno. Tertulliano, filosofo cristiano del III secolo d.C., non credeva in questa leggenda, che anzi bollò subito come eretica. Comunque è tra il III e il IV secolo dopo la morte di Cristo che la leggenda dell’Ebreo eterno prende piede. L’ambiente in cui nasce questo mito è quello cristiano e antisemita, il quale cominciava a prendere piede nei territori dell’ormai agonizzante impero romano. I cristiani che raggiungevano posti di responsabilità e che creavano seguito tra il popolo avevano l’obiettivo di discolpare i romani e accusare i giudei, rei di avere ucciso Cristo. Addirittura per qualche tempo l’Ebreo errante venne riconosciuto in Malco, la guardia del Sommo Sacerdote del Sinedrio, al quale Pietro tagliò l’orecchio, che poi venne risistemato da Cristo stesso. Per molti la somiglianza tra le due figure era una prova netta della crudeltà dei giudei, infatti Malco era stato guarito da Cristo, eppure lo ha lo stesso sbeffeggiato. Il capro espiatorio era quindi fatto e trovato, gli ebrei erano colpevoli della morte di Cristo, e quelli che avevano avuto l’ardire di irridere Cristo erano costretti a vivere per l’eternità, vagando per il mondo come un fantasma, uno spettro dal quale guardarsi, se non si voleva fare la stessa fine.

L’Ebreo errante in Italia

L’Ebreo errante diviene presto una figura ricorrente nella tradizione folcloristica italiana, in particolare nelle zone a ridosso delle Alpi. Secondo molte leggende se al suo passaggio l’Ebreo errante incontrava astio e atti ostili le comunità responsabili di questo odio venivano punite con un’immediata caduta in disgrazia rappresentata da temporali, gelate improvvise, o qualunque altro evento potesse distruggere i raccolti. Un atto di carità o di semplice gentilezza nei suoi confronti garantiva la salvezza dell’anima e la benevolenza della natura. Inoltre l’Ebreo errante era considerato portatore di nuove conoscenze come ad esempio la preparazione del formaggio (molto importante per le popolazioni alpine). Una sorta di nuovo Prometeo, che come il predecessore greco aveva avuto problemi con le divinità. Nel Medioevo sull’Ebreo errante fioriscono molte leggende, nel 1233 un monaco cistercense di Caserta riferisce che alcuni stranieri avevano raccontato di aver incontrato in Armenia un anziano ebreo che sosteneva di aver schernito Cristo mentre saliva al Calvario, e per questo di esser stato punito a vagare per l’eternità.Guido Bonatti (divenuto poi personaggio dell’Inferno Dantesco e precisamente il XX canto, quello degli indovini) famoso astrologo al servizio della corte di Guido di Montefeltro, racconta di uomo che era passato da Forlì nel 1267 e conosciuto come Giovanni Buttadeo,il quale affermava di aver assistito alla passione di Cristo. Antonio di Francesco d’Andrea racconta che Giovanni Buttadeo fu visto in Italia tra il 1310 e il 1320 a San Lorenzo di Mugello. Il cronista Sigismondo Tizio afferma invece che i vecchi cittadini senesi asserivano che Giovanni Buttadeo era passato nell’ anno 1400 per la loro città e che guardando un dipinto di Andrea di Vanni raffigurante la crocifissione disse di non aver visto mai un’immagine del Signore più somigliante. Dal medioevo in poi la storia dell’Ebreo errante fu narrata innumerevoli volte e i suoi avvistamenti si susseguirono in ogni angolo d’Europa. Federico Eusebio (1852-1913) storico e archeologo albese scrive che suo padre gli raccontava che negli anni trenta dell’ottocento era apparso in città un uomo di aspetto trasandato dai lunghi capelli e dalla barba bianca, con una vecchia bisaccia con pochi soldi che spesso camminava lungo la via maestra della cittadina facendo un veloce giro di acquisti nelle botteghe. Veniva denominato come l’Uomo dei Cinque soldi. Nessuno riusciva a fermarlo né a parlare con lui, ma tutti l’hanno visto attraversare il Tanaro camminando sulle acque ed a piedi asciutti andare verso Asti.

La leggenda dell’Ebreo errante in Europa

Anche in Europa la figura dell’Ebreo errante ha avuto una grande risonanza, tanto da essere il protagonista di numerose leggende, opuscoli e libri in tutto il Vecchio continente. In Germania ci sono numerose leggende sull’Ebreo errante, che hanno dato materiale a Wagner per il suo Parsifal, infatti secondo gli studiosi del compositore tedesco la protagonista dell’opera dovrebbe essere una versione femminile dell’Ebreo errante, che grazie alle azioni di Parsifal trova la redenzione. In Francia Gustave Doré usa la descrizione che si fa di Cartafilo per realizzare una serie di stupende illustrazioni, che andranno ad impreziosire libri di leggende e racconti vari. Anche in Inghilterra, la Mitteleuropa e la Russia si parla dell’Ebreo errante, con sfumature spesso diverse ma il tema fondamentale del peccatore che espia una colpa è pressocché identico in tutte le nazioni dove arriva la leggenda. Vi è da notare che la figura dell’Ebreo errante lo si ritrova anche in alcuni racconti scritti in America Latina, come per esempio nell’opera dello scrittore brasiliano Machado De Assis, il quale immagina un dialogo tra Prometeo e l’Ebreo errante poco prima della fine del mondo. Anche nella fiorente tradizione argentina di poeti e scrittori vi sono rimandi alla leggenda dell’Ebreo errante, a segnalare proprio la grande circolazione e la fortuna di questa leggenda.

L’ebreo errante, metafora di un popolo perseguitato

Molti studiosi di leggende e di cultura ebraica leggono nella leggenda dell’Ebreo errante la rappresentazione metaforica della diaspora del popolo ebraico. L’Ebreo errante rientra nel gruppo delle storie nate secoli dopo la morte di Cristo riguardanti personaggi come Veronica, la donna che con un velo avrebbe deterso il volto di Cristo (la leggenda del Sacro Velo, che avrebbe proprietà taumaturgiche) mentre saliva al Calvario e Longino il soldato romano che trafisse Gesù con una lancia (che da qualche tempo sembra essere di origini calabresi, forse per questo ancora oggi siamo un po’ i dannati della terra, abbiamo qualche peccatuccio da espiare evidentemente).Nel periodo romantico questo personaggio assunse diversi significati simbolici: rappresentante del suo popolo, tenace e perseguitato; negatore di Dio, con cui si riconcilia dopo una lunga espiazione; ma su tutti prevalse il simbolo del faticoso e interminabile cammino dell’umanità, anelante a una pace e a una giustizia lontana. Naturalmente la leggenda è leggenda, quindi finzione, racconto buono per emozionare o stupire una mezz’oretta, eppure non si può non avere una certa simpatia e una grande dose di pietà per un uomo che vive infinite vite, che conosce infinite città e infinite persone, ma che ritorna sempre uguale, e riprende il suo cammino senza sosta, aspettando con chissà quale ansia che arrivi l’ultimo giorno, il giorno in cui probabilmente tutti, credenti e non, avremo la risposta che aspettiamo da quando nasciamo fino all’ultimo respiro della vita.

Giovanni Trotta

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