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La Crociata dei pezzenti

Le Crociate sono un tema che affascina da sempre giovani e adulti, studenti e storici, e se si legge un qualunque libro di storia dedicato alla lotta contro quelli che venivano definiti “infedeli”, ci si imbatte in personaggi dalla biografia affascinante, uomini che lasciarono tutto ciò che avevano nelle loro città per inseguire un sogno: riconquistare Gerusalemme, guadagnare gloria e rispetto, e perché no, un posto in Paradiso. Nella prima Crociata, che impegnò un gran numero di cavalieri negli anni che vanno dal 1096 al 1099, emerge la figura di un monaco predicatore dal grande carisma, un vero e proprio trascinatore delle folle, che grazie alla sua predicazione trainò con sé alla conquista del santo Sepolcro una moltitudine di gente normale, di “pezzenti”, come la storiografia ce li presenta, i quali al grido di “Dio lo vuole”, si imbarcarono in un’impresa che li avrebbe reso immortali.

Il contesto storico

L’Europa del XI secolo era attraversata da un vero e proprio esercito di monaci predicatori, che aizzavano le masse di contadini e di poveri contro un clero ormai più attento alle casse e alle ricchezze piuttosto che alla cura delle anime. La vittoria della fazione riformatrice e la relativa stabilizzazione della Chiesa in Europa aveva reso scomoda al clero questa moltitudine di preti e monaci erranti, inoltre questi ultimi erano rimasti profondamente delusi dalla riforma della Chiesa cattolica. Pietro l’eremita e tanti altri come lui si aspettavano una rinascita della chiesa, sul modello di quella di Cristo, quindi umile, non simoniaca e soprattutto attenta alle istanze dei poveri e degli emarginati. È molto probabile che Urbano II, nel suo celebre discorso di Clermont, pensasse ad una spedizione fatta di signori feudali e cavalieri, insomma un esercito di professionisti. Ma la predicazione dei monaci itineranti entusiasmò talmente tanto le masse degli sventurati e dei contadini che furono questi i primi ad armarsi e a dirigersi verso la Terrasanta. Questa armata, entusiasta e disordinata, composta prevalentemente da poveri, donne e fanciulli, attraversò l’Europa spinta da un grande zelo religioso e da una fede semplice, ma non mancò di provocare sconvolgimenti. Le masse dei poveri infatti si ritrovarono ben presto senza vettovaglie e senza alcun supporto, cominciarono quindi a razziare e devastare intere regioni dell’Europa centro orientale, scatenando anche un certo imbarazzo tra i crociati diciamo così “ufficiali”.

Pietro l’eremita, il condottiero dei pezzenti

Pietro l’eremita, nato ad Amiens intorno al 1050, fu un predicatore itinerante che, coperto di stracci e accompagnato da un asinello, si spostò da Burgos a Colonia predicando la Crociata e la nascita della vera Chiesa di Cristo,attenta alle esigenze degli ultimi. La predicazione di Pietro si basava sul fatto che, durante un precedente viaggio in Terrasanta, era rimasto scandalizzato dalle condizioni in cui versava il Santo Sepolcro, e anche dalle angherie che i pellegrini cristiani subivano da parte dei Selgiuchidi, che all’epoca dominavano la Palestina. Pietro, durante i suoi sermoni, raccontava che Cristo stesso gli era apparso mentre era in preghiera sul Santo Sepolcro, e gli avrebbe ordinato di condurre un esercito a riconquistare Gerusalemme e a porre fine al regno di terrore dei Selgiuchidi. Naturalmente la veridicità dell’episodio è tutta da verificare, ciò non toglie che Pietro fu sicuramente un uomo dal grande carisma e dalla fede sincera, che riuscì a trascinare nella sua impresa circa 12 mila tra poveri e cavalieri, i quali al grido di Deus le volt, si gettarono nell’impresa senza paura e senza guardarsi indietro.

Svolgimento della Crociata

Con il suo seguito di poveri francesi, Pietro giunse a Colonia, con il proposito di convincere altri indigenti a seguirlo nell’impresa, mentre Gualtiero Senza Averi, al comando di un esiguo gruppo di cavalieri senza un soldo, partì verso Costantinopoli subito dopo la Pasqua 1096. Gualtiero Senza Averi entrò nella valle del Reno per poi dirigersi verso quella del Danubio. La via di terra comportava tempi di percorrenza lunghi e l’improvvisazione della spedizione mise subito in mostra l’inadeguatezza dell’apparato logistico predisposto. La mancanza di vettovagliamenti portò pertanto gli uomini di Gualtiero a razziare, armi in pugno, quelle terre abitate da cristiani e da ebrei ed inevitabile fu la reazione della popolazione, che invocò l’intervento del comandante militare della piazzaforte di Belgrado. Il comandante non esitò eattaccò senza pietà le armate di Gualtiero, che si ridussero drasticamente. I 20 000 uomini di Pietro seguirono la stessa via terrestre di Gualtiero. Passarono attraverso i territori ungheresi di re Coloman, ma a Zemun un incidente si trasformò in scontro aperto fra i seguaci di Pietro e gli Ungheresi. Nella città di Semlin, scoppiarono contrasti con la popolazione locale a causa del mancato pagamento di viveri, che degenerarono in uno scontro armato nel quale le riserve di cibo vennero saccheggiate, Belgrado venne data alle fiamme e 4 000 ungheresi vennero uccisi dall’esercito di Pietro. I crociati furono inseguiti ed attaccati da Nicetas, governatore della città di Niš, al seguito di altri saccheggi e devastazioni perpetrate ai danni delle popolazioni disarmate. I bizantini trucidarono buona parte dei crociati “popolari” che si ridussero a 7 500 elementi; Pietro nonostante tutto riuscì a fuggire sulle alture, perdendo però la cassa con le sue riserve d’oro e molti uomini.  Riparò quindi con le sue truppe nei territori bizantini e l’armata di pellegrini raggiunse Costantinopoli alla fine di luglio, dove furono accolti dal Basileus, Alessio I Comneno. Dapprima favorevole all’impresa di Pietro, Alessio I consigliò di aspettare l’arrivo dei baroni, ossia le forze regolari che componevano la spedizione della Prima Crociata, ma i saccheggi dei sobborghi di Costantinopoli da parte dei “pezzenti” spinsero Alessio I a far evacuare queste truppe oltre il Bosforo, stabilendole nell’accampamento di Kibotos,vicino Nicomedia.

Gli eccidi dei crociati

La Crociata dei pezzenti, come abbiamo visto, si caratterizzò per una fede semplice e genuina, ma i sermoni di Pietro l’eremita e di altri monaci si arricchirono di elementi antiebraici, che si sarebbero poi tradotti in razzie e uccisioni arbitrarie. Le due direttrici della Crociata dei pezzenti, quella francese e quella tedesca, si macchiarono dei primi Pogrom nei confronti delle popolazioni ebraiche, trasferitesi nei territori dell’Europa ai tempi della Diaspora (subito dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme del 70 d.C.). Le città che più di tutte soffrirono di queste razzie furono le città tedesche di Spira, Magdeburgo, Colonia e Worms, e i vescovi locali che cercarono di salvare gli ebrei vennero addirittura aggrediti ed assediati nei loro castelli. Va però detto che i massacri nei confronti degli ebrei e delle popolazioni ungheresi e tedesche non è da attribuire soltanto alla Crociata dei pezzenti, infatti altri gruppi di disperati avevano risposto all’appello di Pietro l’eremita, ma non giunsero mai effettivamente in Oriente. Le armate di pezzenti comandate da Wolkmar e Gottschalk ebbero come unico obiettivo il saccheggio e le stragi di ebrei, e si dissolsero ben presto appena incontrarono una resistenza appena più forte di loro. Solo una piccola parte dei pezzenti che si macchiarono di saccheggi contro le popolazioni ebraiche si aggregarono ai cavalieri crociati, mentre la maggior parte ritornò nei propri territori.

La fine della Crociata dei pezzenti

Le forze di Gualtiero e di Pietro furono trasportate il 6 agosto, su ordine di Alessio I Comneno, in Asia Minore. Essi si stabilirono nel campo di Civetot, ma subito cominciarono a nascere violente divergenze sulla strategia da seguire. Alla fine i crociati si divisero in due gruppi, uno composto da francesi, l’altro di germanici: invece di avanzare si diedero ai saccheggi. I soldati francesi attaccarono Nicea e tornarono con un grande bottino, suscitando le invidie dei germanici. Tuttavia questa volta i turchi del sultanato di Rūm (detto anche di Iconio) e il loro sultano Qilij Arslan ibn Sulayman non si fecero prendere di sorpresa e catturarono l’esercito crociato. Coloro che rinunciavano a Cristo convertendosi all’Islam vennero deportati, gli altri trucidati sul posto.Alla notizia dell’accaduto si mossero da Civetot i restanti crociati, malgrado il consiglio di Gualtiero che consigliava di attendere il ritorno da Costantinopoli di Pietro. Prevalse invece il parere di Goffredo Burel e il 21 ottobre i crociati caddero nelle imboscate che il sultano selgiuchide aveva con ampio anticipo predisposto. I turchi attaccarono i crociati a tre sole miglia dal campo di Civetot, dove la strada entrava in una stretta valle boscosa nei pressi del villaggio di Draco. La strage fu immensa – lo stesso Gualtiero cadde sul campo – e i pochi sopravvissuti furono salvati dalle truppe di Alessio I, che indussero i Selgiuchidi a ritirarsi.Pietro l’eremita scampò al massacro e decise quindi con i pochi sopravvissuti di attendere l’arrivo del grosso della crociata e si accordò nel 1096 con i crociati nobili.

Conseguenze della Crociata dei pezzenti

La Crociata dei pezzenti si sciolse come neve al sole, ma Pietro l’eremita continuò a seguire le milizie crociate quando queste raggiunsero l’Oriente. Perse naturalmente all’inizio della Crociata molta della sua credibilità, ma ben presto si fece notare per un sermone durante l’assedio degli arabi ad Antiochia. Nel 1099 aizzò i crociati contro la popolazione civile, ebrea e musulmana, presente a Gerusalemme (il tristemente famoso discorso della Valle degli Ulivi). La prima Crociata fu indubbiamente un successo per gli eserciti cristiani, e le parole di Pietro sono state sicuramente un ottimo stimolo per i cavalieri crociati. Ma la sua predicazione, così profondamente imbevuta di antisemitismo ha creato un pericoloso precedente che poi sarebbe continuato nei secoli a venire. La continua ricerca di una colpa, la nascita di leggende (oggi le chiameremmo Fake News) che vogliono gli ebrei pazzi e deicidi, dotati di scarso cuore e addirittura di poteri magici, ha dato il via a persecuzioni e pogrom, deportazioni e vessazioni di ogni genere per tutto il periodo delle Crociate. René Grousset, un grande storico dell’Oriente, arriverà addirittura a dire che “la leggenda di Pietro l’eremita dovrebbe sparire definitivamente dalla Storia”, un giudizio se vogliamo forte, senza appello, ma che ci sentiamo di sposare in pieno, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti, che ancora ci parlano di ebrei perseguitati per il loro credo e per delle accuse che solo Pietro l’eremita potrebbe approvare.

Giovanni Trotta

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