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Il re della Sila Piccola: il Monte Gariglione (Escursionismo storico)

Il Gariglione è un monte alto 1765 m s.l.m., coperto da boschi di alti alberi in cui sovrastano faggi, abeti bianchi e pini larici, tra i quali, alcuni splendidi esemplari dal fusto di grosso diametro. E’ la cima montuosa più alta della Sila Piccola e il suo nome deriva dal termine “garigli” ovvero quercus cerris (il Cerro) pianta un tempo tra la più diffusa sulle sue cime, oggi poco presente per via dei tagli effettuati nei primi anni del ‘900. Infatti, la storia dell’epopea industriale nel Gariglione, colpendo anche il monte Femminamorte, vede l’installazione di segherie e ferrovie forestali a scartamento ridotto per trasportare i tronchi semilavorati verso Cropani Marina e Crotone. Nel 1908  sarà la società tedesca-austriaca Rueping a costruire la Caserma del Gariglione, grazie all’elevato ricavato proveniente dalla vendita del legname. La società rimarrà  attiva fino alla fine della Grande Guerra.

Prima dell’insediamento industriale, Norman Douglas ricorda nel suo testo Old Calabria: «Se mi fossi tenuto sulla sinistra del Circilla, avrei costeggiato la foresta del Gariglione, a circa quattro chilometri di distanza da San Giovanni. La visita alcuni anni fa, rimanendone impressionato: era un autentico Urwarld, o giungla vergine. Per quanto mi risulta non esiste nulla di simile da queste parti alle Alpi, e nemmeno nelle Alpi stesse. Ricordava le giungle russe, che però anche prescindendo dalla monotonia dei loro alberi, inducono alla maliconia, mentre quelle meridionali, come ha giustamente osservato Hehn, sono piene di luminosa bellezza, i loro punti più oscuri essendo rallegrati da un senso di benigno mistero. All’epoca della mia visita, Gariglione era dunque una foresta vergine, mai sfiorata da mano umana: una macchia scura e ondulata, visibile da lontano, un impenetrabile groviglio di alberi costituiti dai garigli (quercus cerris) da cui deriva il suo nome, da migliaia di pini e di abeti barbuti e da quella antica vegetazione indigena che spunta faticosamente del terreno umido in cui i suoi progenitori marciscono da secoli. Soltanto in questa solitudine si potrebbe pensare di trovare la distratta lince del verace storico».

Pietro Marchio – Responsabile Storia della Calabria e della Sila

Foto dal Gariglione di Rosa Emilia Colosimo:

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