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Il Profeta di Jah Rastafari, Bob Marley

Robert Nesta Marley nacque il 6 Febbraio 1945 a Nine Miles, nel distretto di St. Ann, Giamaica. Suo padre, Norval Sinclair Marley, era un ufficiale della marina inglese e sua madre Cedella “Ciddy” Malcom era una nativa giamaicana che viveva a Rhoden Hall. Dopo la nascita di Bob, suo padre lasciò sua madre. Quando Marleycompì cinque anni suo padre lo portò a Kingston. Un anno dopo Cedella si ricongiunse con il figlio e insieme si trasferirono a Trench Town (nella zona ovest di Kingston), e qui la donna aprì un piccolo emporio. Il giovane Marley si trovò a suo agio nella grande città, e cominciò sin da subito ad apprezzare la musica di Fats Domino e Ray Charles, ascoltata nei bar della città.

I primi passi da musicista

Nel frattempo i musicisti giamaicani inventarono lo ska, una musica che divenne molto popolare in tutti i Caraibi.Questo genere musicale piacque tantissimo a Marley, che a solo 16 anni, insieme a Peter Tosh e a Bunny Wailer, si decise a voler incidere un disco. Come altri ragazzi giamaicani vide la musica come un modo per sfuggire alla cruda realtà della vita nel ghetto, non era facile tirare a campare con lavoretti fatti in giro per la città o facendo turni nel negozio della madre, cercò quindi di investire i pochi soldi che aveva raggranellato nella realizzazione del disco.I giovani chiamarono il gruppoWailers, cioè “coloro che si lamentano”. Marley prese l’idea dalla Bibbia, infatti leggendo il testo sacro si accorse di come i protagonisti delle vicende bibliche erano soliti lamentarsi e chiedere sempre l’aiuto di Dio. Il gruppo divenne molto popolare nel 1965, quando venne ingaggiato per suonare in tanti locali di tutta l’isola. Per l’etichetta di Coxsone i Wailers registrarono diversi successi: Simmer Down, It Hurts To Be Alone, RuleThem Rudie. Ma in quel periodo la musica non fu la sola priorità di Marley, infattiil 10 Febbraio del 1966 Marley sposò Rita Anderson, una delle tre coriste dei Wailers e il giorno dopo partì per gli Stati Uniti, dove conobbe il nuovo marito della madre. Durante la permanenza di Marley negli Stati Uniti i Wailers cambiarono la loro musica passando dallo ska al rock steady, fu un cambiamento molto importante per la band, infatti è in questi anni che nacque il primo embrione della musica Reggae.

La strada per il successo

Nel 1967 Marley divenne padre della sua prima figlia, chiamata come sua madre, Cedella, e creò la propria etichetta musicale, la Wailing Souls Records. Il primo singolo con la propria etichetta fu Bend Down Low/Mellow Mood, ma alla fine di quello stesso anno l’etichetta fu costretta a chiudere a causa dei tanti debiti accumulati. Nel 1968 nacque il primo figlio maschio di Marley, David (meglio conosciuto come Ziggy). Nello stesso annoconobbe Johnny Nash e i Wailers incisero alcuni brani per la casa discografica JAD Records. Nel 1970 alcuni componenti degli Upsetters si unirono ai Wailers: il bassista Aston “Family Man” Barrett e suo fratello Carlton, batterista. I fratelli Barrett diedero una svolta al gruppo, che da quel giorno cominciò a sfornare sempre nuove canzoni.La nuova vena artistica non venne seguita però da un successo dal punto di vista dei guadagni. Nel dicembre del 1971 Marley andò da Chris Blackwell della Island Records alla ricerca di un contratto discografico. Nel 1973 uscirono per la casa di produzione di Blackwell prima Catch a Fire e, dopo qualche mese, Burnin’. Fu un successo strepitoso, i due dischi andarono a ruba in Giamaica e in America, e anche la risposta dal mercato europeo fu incoraggiante. Ma nel gruppo cominciarono a serpeggiare i primi malumori tra i tre componenti principali del gruppo, infatti sia a Tosh che a Wailer cominciò a stare stretto il ruolo di comprimari nel gruppo. I due musicisti decisero quindi di lasciare il gruppo, pur rimanendo sempre amici con Marley.

La nascita di una nuova stella

Con l’uscita di Natty Dread nel 1974 la band cambiò nome in Bob Marley & The Wailers. Anche questo album fu un successo, e la band cominciò una lunga serie di concerti in tutta Europa. La registrazione di due concerti tenuti nel 1975 in Inghilterra diede vita a Live, un album dal vivo che scalò le classifiche. La versione live di No Woman, No Cry contenuta nell’album divenne un successo mondiale. Nel 1976 la rivista Rolling Stone proclamò “band dell’anno” Bob Marley & The Wailers nel numero di febbraio. L’album Rastaman Vibrationebbe un successo devastante nelle classifiche americane e Marley divenne la star che tutti volevano intervistare. Il 3 Dicembre del 1976 sei uomini armati spararono contro Marley, sua moglie eil manager degli Wailers Don Taylor, fortunatamente senza gravi conseguenze. Due giorni dopo Marley suonò comunque al grande concerto “Smile Jamaica” a Kingston. Questo concerto venne organizzato dallo stesso Marley per “pacificare” la situazione giamaicana, che in quegli anni diventava sempre più incandescente. La disoccupazione, la corruzione di una classe politica interessata più al profitto che al popolo persuase Marley che era venuto il momento di fare qualcosa, un concerto gratuito per esempio, allo scopo proprio di sfruttare la sua popolarità per calmare la situazione, per raffreddare gli animi così accesi da questi durissimi problemi.Al termine del concerto Marley con tutta la band si trasferì in Inghilterra, dove venne incisoExodus. Siamo nel 1977, econ questo album Marley si consacrò come una star internazionale. Nel maggio 1977 Marley scoprì una piccola massa tumorale localizzata sull’alluce, una cosa tutto sommato facile da risolvere, che richiedeva l’asportazione della falange del piede. Marley rifiutò categoricamente di sottoporsi all’intervento, dicendo che l’operazione l’avrebbe menomato, e un vero seguace di Jah Rastafari non poteva permettersi di contravvenire ai dettami della propria religione, la religione Rastafari, neanche per questioni di salute.

Gli anni migliori

Nel 1978 Marley e i Wailers pubblicarono l’albumKaya, che raggiunse il quarto posto nella classifica inglese nella stessa settimana della pubblicazione.L’album mostrò Marley sotto un aspetto differente: cominciarono infatti ad intravedersi temi che prima non comparivano nelle canzoni dei Wailers, come l’amore sensuale ed elementi della spiritualità Rastafariana. Nell’aprile del 1978 Marley tornò in Giamaica dopo un anno e mezzo per suonare al One Love Peace Concert, di fronte al Primo Ministro Michael Manley ed al leader dell’opposizione Edward Seaga. Marley organizzò sul palco un entusiasmante ed allo stesso tempo commovente incontro tra i due rivali, unendo le loro mani sopra di sé, nel nome di Jah Rastafari.Nello stesso anno Bob ricevette un premio dalle Nazioni Unite per il suo impegno a favore delle popolazioni africane. Nel 1979 Marley suonò ad Harare, in Zimbabwe, per festeggiare l’indipendenza della neonata nazione africana. Nello stesso anno pubblicò Babylon By Bus, un altro album live, e Survival, un album che significativamente aveva come copertina tutte le bandiere africane, a rendere ancora più saldo il legame tra Marley e la sua band e il continente africano.

L’ultima corsa

Nel 1980 venne pubblicato l’album Uprising, l’ultimo di Marley. Questo lavoro è la summa del pensiero dell’artista giamaicano, vi sono tutti i temi affrontati nei suoi anni di carriera. Vi è il Marley politico, vi è il Marley pacifista, ma vi è anche il Marley consapevole che il suo tempo di permanenza sulla Terra stava per finire. Infatti ben presto le condizioni di salute dell’artista peggiorarono gravemente. Cominciò un lungo pellegrinaggio nelle migliori cliniche private del mondo, ma ormai era troppo tardi, il tumore che qualche anno fa era una cosa da nulla si era diffuso in tutto il corpo, specialmente al cervello.Marleyvenne ricoveratoa New York in un centro rinomato per la cura dei tumori, ma dopo qualche tempo venne trasportato in una clinica di Miami. Verso la fine del 1980, nell’ultimo disperato tentativo di salvargli la vita, Marley fu trasportato in un centro di trattamento in Germania, ma neanche qui i medici riuscirono a salvargli la vita.La mattina dell’undici maggio 1981, Marley morì in un ospedale di Miami. Il funerale di Marley si tenne in Giamaica il 21 maggio 1981. Le esequie vennero seguite da centinaia di migliaia di persone (compresi il Primo Ministro ed il leader dell’opposizione), i quali salutarono per l’ultima volta il profeta del Reggae. Dopoil funerale il corpo di Marley venne portato nel suo quartiere natale, dove tutt’ora riposa all’interno di un mausoleo,divenuto ormai un vero e proprio luogo di pellegrinaggio per la gente di tutto il mondo. Un mese dopo la sua morte, gli fu conferito l’Ordine di Merito della Giamaica (Jamaica Order Of Merit), la terza più grande onorificenza della nazione, in riconoscenza del suo grande contributo alla crescita culturale della Giamaica.

Il messaggio di Marley

Marley, in circa vent’anni di carriera musicale, ci ha lasciato un enorme patrimonio di canzoni che non tutti conoscono. La sua figura per gli afroamericani è diventata simbolo di coraggio e di lotta pacifica, una sorta di Myalman, di mago guardiano delle tradizioni e della saggezza meticcia, nata dall’incontro della antica cultura amerinda con quella africana. Dai testi emerge una straordinaria semplicità, che non va però intesa come un qualcosa di naif, ma bensì come la piena manifestazione della filosofia Rastafariana, fondata sul contatto pieno e diretto con Jah Rastafari, sul rispetto del prossimo e del Creato. Marley, come disse Walter Rodney, incitò le masse ad emancipare sé stessi dalla schiavitù mentale, perché solo così si può essere uomini liberi e consapevoli. È un vero peccato che tutti coloro che si sono macchiati di attentati, stragi in nome di un Dio o di una passione politica, non abbiano mai ascoltato il testo di Coming from the cold, che recita “Vuoi davvero che il sistema ti costringa ad uccidere tuo fratello? No, Dread no”.

Marley fu la voce degli oppressi, dei diseredati, ma anche di tutti coloro che vogliono un mondo migliore, un mondo dove tutti sono uguali, aldilà delle differenze che rendono ognuno diverso dagli altri. A trentanove anni dalla morte di Marley la speranza è che queste parole non subiscano l’usura del tempo, ma mantengano il loro fascino e la loro potenza, infatti se è vero che “la musica è l’unica cosa che colpisce ma non ti fa del male”, non si può non sognare che questa saggezza colpisca ancora tante persone e le spronino a lottare per un mondo migliore. La sua eredità, le sue canzoni, la sua filosofia fondata sull’amore e la pace, le sue fantastiche foto mentre giocava a calcio con gli altri componenti dei Wailers non faranno mai morire quest’uomo, perché si sa, si muore solo quando le persone non si ricordano più di chi si è stati e di cosa si è fatto per gli altri, e questo non sarà mai il caso di Robert Nesta Marley.

Giovanni Trotta

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