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Il carnevale: la festa popolare per antonomasia, tra storia e significato antropologico

Tutti noi oggi festeggiamo il Carnevale in allegria, mangiando in abbondanza, mascherandoci, organizzando scherzi e fruendo dello spettacolo dei carri allegorici che attraversano i centri delle città, ma pochi conoscono il vero significato del Carnevale, qual è la sua storia e perché si celebra questa giornata di festa all’insegna della spensieratezza.

Il Carnevale è una festa che si celebra principalmente nei Paesi di tradizione cristiana ed è una festa mobile, in quanto non ha una data fissa sul calendario ma cade 7 settimane prima del giorno della domenica di Pasqua. Esistono due varianti per la derivazione della parola “Carnevale”: quella più accreditata sostiene che il termine abbia una etimologia di origine latina dall’espressione “carnem levare” (= “levare la carne”, a indicare infatti il periodo di digiuno di Quaresima che segue al Carnevale), l’altra invece farebbe derivare il termine dall’espressione di lingua latina “currusnavalis” (= “carro navale”, a indicare quindi la sfilata dei carri allegorici).

Il Carnevale si festeggia perché vi è il passaggio dalla fine del periodo di maggiore rigidità dell’inverno (periodo di scarsità dal punto di vista della produzione agricola) all’inizio dell’arrivo della primavera (periodo in cui si preparano i campi agricoli per la piantagione). Anche prima dell’avvento del Cristianesimo abbiamo testimonianze di festeggiamenti simili al Carnevale. Gli Egizi celebravano festeggiamenti in onore della divinità Iside, simbolo di fertilità e abbondanza, i Greci organizzavano le Dionisie, periodo di festa nel quale venivano messe in scena le opere teatrali tragiche e comiche in onore di Dioniso, dio del vino, simbolo della trasgressione e della potenza dell’irrazionalità sulla logica, i Romani festeggiavano i Saturnali, celebrazioni in onore del dio Saturno durante le quali un uomo si mascherava con pelli e testa di capra. I tratti comuni di tutte queste festività, compreso il Carnevale, sono il consumo sfrenato di cibo, il mascheramento, il trionfo del caos sull’ordine, il rovesciamento dei ruoli sociali nella comunità e lo slegamento dei vincoli sociali tra subalterni e oppressori.

Il Carnevale, la festa popolare per antonomasia, rappresenta la celebrazione di un regno utopico, in cui trionfano l’abbondanza, l’uguaglianza e la libertà, utilizzando linguaggi comunicativi ed espressivi schietti e genuini, dando sfogo alle ilarità, alle volgarità e agli istinti più soppressi. Dal punto di vista antropologico, il Carnevale quindi rappresenta un periodo dell’anno in cui si possono infrangere i divieti ed ogni eccesso è permesso. Infatti il Carnevale rappresentava un momento di liberazione anche per gli omosessuali e i transessuali, che, travestendosi, potevano uscire allo scoperto in una società che aveva concezioni discriminatorie nei loro confronti.

L’abbondanza è invece simboleggiata dalla personificazione di Carnevale, un uomo che cade nell’ingordigia fino a morirne. I carri allegorici sono delle rappresentazioni fantastiche di fatti reali utilizzati anche come satira verso il potere, o simboleggianti i vizi e le virtù degli uomini.

Le prime testimonianze in Europa dei festeggiamenti di Carnevale si hanno intorno alla fine del Duecento. In Italia molte celebrazioni di Carnevale sono famose e rappresentavano una sorta di attrattiva turistica per le città; tra queste la più nota in Calabria è la festa di Carnevale che si tiene a Castrovillari.

Nicola Manfredi – Segretario Storia della Calabria e della Sila

Carnevale Viareggio 2018, foto Pietro Marchio

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