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I vari nomi della città di Belcastro: tra confusioni e realtà

Le origini di Belcastro pare abbiano inizio nel Neolitico (4000 a.c.). Viene fondata da Filottete nel VII sec. a.c. e ricordata in riferimento alla città di Chona, che i popoli vicini chiamano i Chones (Koni), ma non ne abbiamo alcuna certezza[1]. Secondo alcune testimonianze la città è stata alleata dei romani contro i cartaginesi di Annibale durante la Seconda guerra punica.

In relazione alle analisi che affronteremo è necessario un ulteriore chiarimento. L’antica Petelia, oggi Strongoli (situata lungo la costa del crotonese), è stata fedele alleata di Roma durante le guerre annibaliche, per cui è doveroso distinguerla dalle città brettie dell’entroterra calabrese che invece si oppongono a Roma alleandosi con Annibale. D’altra parte, gli studi e le ricerche archeologiche hanno identificato il sito dell’antica Petelia presso la città di Strongoli, con il concreto ritrovamento di fonti importanti: quali quelle numismatiche e archeologiche.

Secondo Leandro Alberti, Petelia va identificata con la città di Belcastro, così come riportato dalla fonte: «Plinio, più dentro de’ Mediterranei nel territorio di Squillace, otto miglia dal mare discosto, si scopre Belcastro citta edificata da Roma, che secondo altri sia detta Petelia. Petelia è detta da Strabone, Plinio e Tolomeso […].»[2] Quindi, Belcastro sarebbe stata edificata dopo la distruzione di Petelia da parte di Annibale. 

Come è possibile aver confuso Petelia con la città di Belcastro? Dopo aver letto alcuni documenti di Alberto Fico, pare che la cartina geografica posseduta dall’Alberti, risale al 1595, un anno prima della pubblicazione della sua opera. In questa carta lungo la costa è segnata Petelia, a nord della stessa si possono identificare Macalla (città che pare sorgesse nei pressi dell’attuale Strongoli) e l’antica città di Siberene (attuale Santa Severina), più all’interno rispetto a Petelia confusa con l’attuale Belcastro, mentre a sud della cartina è facile individuare la città di Reazio (Mesoraca). È evidente una scarsa conoscenza di quei territori da parte degli studiosi tanto da confondere Petelia con Belcastro.[3].

Essa diviene sotto il dominio bizantino Paleocastrum  mentre il nome di Geneocastrum  le viene conferito in epoca normanna. Nel XIV secolo invece avviene il passaggio di nome da Geneocastrum a  Bellicastrum. In merito alla vicenda abbiamo un documento del 1332 (a cura di Marilisa Morrone) che ci consente di documentare la sostituzione toponomastica di Geneocastrum con Bellicatrum: «Civitas hactenus nominata Genicocastrum ab hodie nuncupatur et intitulatur Bellicastrum».[4] Possiamo considerare una tale notizia come l’atto di nascita della città di Belcastro.

Fabre scrive che la forma Genecocastrensis, gli sembra preferibile alla forma Geneoastrensis di Albino, poiché il termine greco ghennàios (che signifaca nobile, di stirpe nobile. Letteralmente coraggioso, valoroso) può essere tradotto in latino con bellus, (rivolto a persona significa colui che è gentile. Attenzione: da non confondere con bellum,i che sono due cose completamente diverse). Probabilmente la comunità di Geneocastrum sceglie il nome di Belcastro per ricordare e tutelare la propria memoria storica[5].

Di conseguenza in Calabria esistono intere aree o città che nel corso della loro storia hanno cambiato nome: esiste il caso di Castelvetere, poi ribattezzato Caulonia. Esiste il caso di Gerace Marina, poi ribattezzato Locri. Potrebbe essere successa la stessa cosa per Geneocastro ?.

Già dal nome stesso si deduce che Belcastro è un vero e proprio  libro di storia da scoprire e raccontare.

Pietro Marchio – Storia della Calabria e della Sila.


[1] Giuseppe Antonini (Barone di S. Biase), La Lucania, volume secondo, Arnaldo Porni editore, 1797, Napoli, p.173.

[2] F. Leandro Alberti, Di tutta l’Italia, bolognese nella quale si contiene il sito di essa, l’origine, le signorie della citta, dei castelli, coi nomi antichi e moderni dei costumi dei popoli, le condizioni dei paesi, 1594,  p. 196.

[3] Alberto Fico, Policastro documenti e ricerche dall’antichità ai nostri giorni, book sprint edizioni, 2015, p. 21-22.

[4](a cura di)  Marilisa Morrone, Santa Severina incontra, arte archeologia storia architettura, atti del ciclo di conferenze su nuovi studi e ricerche per la città e il territorio di Santa Severina , febbraio 2014-aprile 2015, Corab, pp. 67-69.

[5] Ibidem.

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