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I soldati acresi nella seconda guerra mondiale: tra combattimenti, prigionia e decori militari

Sono più di 2.000 i cittadini di Acri che prendono parte alla seconda guerra mondiale, il 15% circa dell’intera popolazione del tempo. Di questi, più della metà sono contadini (1.238 in tutto) e più di 1/4 sono analfabeti[1].

I soldati acresi si ritrovano impegnati su tutti i fronti di combattimento. In Francia, in un territorio già conquistato dai tedeschi, gli acresi che vi combattono nel giugno del 1940 sono 118. Il primo caduto di guerra si registra proprio in questi combattimenti il 23 giugno 1940; si tratta del soldato Gennaro Palummo, che viene decorato con la medaglia d’argento al valor militare[2]. Nel Nord Africa, tra il 1940 e il 1943, si trovano 462 soldati acresi; su questo fronte si contano 11 morti, 9 dispersi e 265 prigionieri delle truppe inglesi. I soldati che si trovano in Grecia sono 154, i cui morti in battaglia sono 18[3]. Gli acresi che partono verso i campi di battaglia dell’Unione Sovietica sono invece 43; di questi 11 perdono la vita e 10 vengono fatti prigionieri. I soldati acresi impegnati invece sul territorio nazionale sono 423 in tutto. Sono 23 i soldati acresi fatti prigionieri in Sicilia, allo sbarco degli Alleati in Italia.

Alla notizia dell’armistizio di Cassibile e alla conseguente fuga ignominiosa da Roma a Brindisi del re Vittorio Emanuele III, l’esercito italiano è lasciato allo sbando; molti militari, rimasti senza ordini precisi, tentano di rientrare dalle proprie famiglie, e tra questi vi sono 150 acresi[4]. La situazione rimane difficile per i soldati che si trovano fuori dall’Italia: essi hanno poche possibilità, ovvero quella di continuare a combattere a fianco dei tedeschi, quella di disertare o quella di passare a fianco degli Alleati. Le condizioni più drammatiche per i soldati acresi si verificano sul fronte di guerra greco-albanese. A Cefalonia, dove i tedeschi massacrano 8.000 soldati italiani, 4 acresi vengono presi prigionieri, e a Lero, sempre in Grecia, muoiono 10.000 italiani, tra cui l’acrese Luigi Arena[5]. In Corsica 2 soldati acresi partecipano con le Forze Alleate alla liberazione del territorio contro l’esercito tedesco, mentre numerosi sono prelevati come prigionieri e, trasportati come bestie, costretti a lavorare nelle miniere e nelle fabbriche controllate dai soldati tedeschi.

Partecipano alle lotte di resistenza ai nazifascisti 11 soldati acresi in Jugoslavia, 4 in Grecia e 2 in Albania. Tra i partigiani combattenti invece si contano 16 acresi, di cui uno, Giuseppe Algieri, ucciso dai fascisti. I partigiani sfollati sono invece i soldati che, dopo l’armistizio di Cassibile, decidono di non aderire alla Repubblica sociale italiana di Mussolini e di collaborare con le forze partigiane senza prendere parte attiva ai combattimenti con i nazifascisti; i partigiani sfollati originari di Acri sono in tutto 21. I prigionieri di guerra di Acri in totale sono 480. Quelli catturati dall’esercito del Reich sono 192 e vengono usati principalmente come forza lavoro nei campi e nelle miniere della Germania. Tra di loro, 11 acresi scelgono di aderire alla Repubblica di Salò e vengono liberati, così da poter approfittare della cosa per rientrare in Italia e ritornare nelle proprie case. Nei campi di prigionia muoiono sotto le bombe degli Alleati 25 soldati acresi. Altri perdono la vita per le malattie contratte durante il tempo della prigionia o altri per le percosse subite. Il soldato Antonio Ferraro muore il 6 gennaio 1944 in ospedale in seguito a un pestaggio subito da una sentinella tedesca, mentre Annunziato Rosa si toglie la vita avvelenandosi nell’aprile del 1945, non potendo più sopportare la dura vita della prigionia di guerra. I prigionieri acresi catturati dagli Alleati invece sono condotti nei campi di prigionia dell’Algeria, del Marocco, del Kenya, del Sudafrica, degli Stati Uniti d’America e dell’Inghilterra[6].

Liberati alla fine del conflitto, al loro rientro in Italia godono dei benefici previsti dalle disposizioni in favore dei combattenti per tutto il periodo della prigionia in base al decreto legge n.137 del 4 marzo 1948, avendo ottenuto il riconoscimento di “prigionieri a tutti gli effetti”.

Molti soldati, al ritorno nelle proprie famiglie, hanno difficoltà di reinserimento nella società e manifestano sintomi di astenia nervosa e di depressione. A conclusione della seconda guerra mondiale, tra i combattenti acresi si calcolano quindi 106 morti, 33 dispersi, 38 feriti e 15 decorati al valore militare. Infatti, terminata la guerra, a molti soldati viene conferita la croce al merito di guerra. L’onorificenza viene assegnata a coloro che hanno compiuto missioni di guerra, che si sono distinti per importanti atti di coraggio in battaglia, che hanno subito mutilazioni o ferite in combattimento, che sono stati prigionieri in Germania o in territori controllati dall’esercito del Reich per più di 5 mesi o che sono stati prigionieri degli Alleati per almeno 5 anni[7].

Le croci al merito di guerra riconosciute ai soldati acresi sono così ripartite: 265 ai combattenti per operazioni belliche rischiose, 192 ai prigionieri fatti dai tedeschi e 152 ai prigionieri presi dagli Alleati. I decorati al valor militare sono complessivamente 15 più: a 4 combattenti viene riconosciuta la medaglia d’argento, a 5 soldati invece viene data la medaglia di bronzo, 6 combattenti ricevono la croce di guerra. Inoltre 2 soldati ottengono l’encomio solenne. Il soldato Giuseppe Algieri ottiene la medaglia d’argento al valor militare per essere caduto nell’aprile del 1945 tra le fila dei partigiani italiani durante i combattimenti contro i nazifascisti nelle zone del Mortirolo, sulle Alpi, dopo essere scappato dai campi di prigionia della Germania; lo stesso riconoscimento viene dato al combattente Fausto Meringolo, morto nel maggio del 1943 in seguito alle ferite riportate dopo uno scontro bellico sul fronte di guerra dei Balcani; la stessa onorificenza viene assegnata al soldato Gennaro Palummo, caduto in battaglia in territorio francese nel giugno 1940; l’ultimo decorato con la medaglia d’argento al valor militare è il soldato acrese Enrico Perrotta, morto in battaglia a Bengasi, in Libia, nel maggio del 1941[8].

La medaglia di bronzo al valore militare viene ricevuta dal soldato Mariano Baffi, ferito nei combattimenti del gennaio del 1943 sul fronte russo; il combattente Giuseppe Benvenuto riceve lo stesso riconoscimento, il quale, impegnato sul fronte jugoslavo, in seguito all’armistizio di Cassibile, sfugge alla cattura dei tedeschi ed entra nei movimenti partigiani della Jugoslavia e dell’Italia, dove si distingue per il suo coraggio, e alla fine riesce a ritornare dalla propria famiglia ad Acri nel marzo del 1945; il soldato Damiano Bifano ottiene l’onorificenza della medaglia di bronzo al valor militare in seguito alla sua morte nei combattimenti contro le truppe tedesche a Trento nel settembre 1943; il soldato Antonio Forlino ottiene lo stesso riconoscimento per la sua morte per congelamento nel dicembre del 1941 nell’ospedale militare di Treviso, ricoverato in seguito a una ferita alla gamba destra riportata sul campo di battaglia nei pressi di Udine; Pasquale Gencarelli, soldato acrese, ottiene sempre la medaglia d’argento al valor militare per la sua audacia e il suo coraggio, in quanto, catturato dai soldati nazisti in Grecia e trasferito nei campi di prigionia di Belgrado l’11 settembre 1943, riesce a evadere nell’ottobre del 1944 entrando nei gruppi partigiani jugoslavi contro i nazifascisti, e in uno di questi scontri subisce una grave ferita nel gennaio del 1945, ma riesce a salvarsi e a rientrare a casa al termine della guerra[9].

Il combattente Francesco Cofone viene decorato con la croce di guerra al valor militare, con la motivazione di aver preso parte ai combattimenti contro i nazifascisti in Jugoslavia insieme ai gruppi partigiani dopo la sua fuga dai campi di prigionia nazisti; il soldato Francesco Cirino Groccia ottiene la stessa onorificenza per essersi distinto per coraggio e prontezza di reazione durante gli scontri coi nemici sul fronte greco nel marzo del 1941; lo stesso riconoscimento viene assegnato al soldato acrese Vincenzo Feraco, impegnato sul fronte balcanico, dove nel febbraio 1943, durante i combattimenti, nonostante una brutta ferita, si distingue per accanimento nel combattere e per incitamento ai propri compagni; la croce di guerra al valore militare viene concessa anche al soldato Giuseppe Fiorentino, morto in un ospedale da campo in Russia nel gennaio 1942 in seguito alle ferite riportate durante uno scontro con le truppe avversarie nei giorni di dicembre 1941; per le sue azioni presso il fronte russo del luglio del 1942 ottiene la croce di guerra al valor militare anche l’acrese Francesco Pignataro; al soldato Giuseppe Vuono, disperso in Russia durante gli aspri combattimenti nel gennaio 1943, viene assegnato lo stesso riconoscimento [10].

Nicola Manfredi – Segretario Storia della Calabria e della Sila

[1] Cfr. G. Scaramuzzo, “Storia di gente comune. I soldati acresi nelle guerre del Novecento”, Rossano (CS), Grafosud, 2010, p. 281.

[2] Cfr. G. Scaramuzzo, “Nascita di un comune democratico. Acri 1861-1952: storia, cronaca, memoria”, Rossano (CS), Grafosud, 2013, p. 532.

[3]Ivi.

[4] Cfr. G. Scaramuzzo, “Nascita di un comune democratico…, pp. 532-533.

[5]Ibidem,

[6]Op. cit., p. 533-534.

[7] G. Scaramuzzo, “Nascita di un comune democratico. Acri 1861-1952: storia, cronaca, memoria”, Rossano (CS), Grafosud, 2013,  p. 535.

[8]Ibidem, pp. 535-536.

[9]Ibidem, p. 537.

[10] Ibidem.

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