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Gramigna d’onore

Nel complesso mondo delle piante le principali “erbe da giardino” utilizzate per soddisfare i nostri bisogni estetici, appartengono alla famiglia delle graminacee. Risultano essere le più comuni, utilizzate per la loro predisposizione all’adattamento in terreni poco fertili, paludosi o difficili da coltivare. Attecchiscono e si rigenerano in fretta, garantiscono distese verdi e sporadici interventi nella cura. La gramigna appartiene al medesimo nucleo familiare, è in grado di proliferare “a tappeto” in numerose zone d’Italia, anche in altitudini elevate ed è definita per queste ragioni un’erba infestante. Quest’ultimo termine evidenzia la capacità in natura di alcuni esseri viventi in grado di espandersi in modo esponenziale, occupando l’area vitale di altre specie, costringendole a escogitare sistemi di resistenza per sopravvivere. I modus operandi posti in essere da numerosi gruppi delinquenziali appaiono similari alle strategie adottate dall’ambiente e possono destabilizzare o letteralmente inquinare il sistema democratico in cui operano.

      Durante gli anni Settanta del secolo scorso, la questione lavorativa del Mezzogiorno prevede l’ennesimo spostamento di massa da parte delle classi meno abbienti. Una tematica, quella dell’emigrazione, ancora oggi attinente che vede le nuove generazioni partire in cerca di lavoro, trascinando tra una fermata e l’altra i propri trolley che prendono il posto delle vecchie valigie in pelle. D’altra parte, è ciò che accade anche in Calabria. Le partenze verso il nord-Italia coinvolgono gran parte della popolazione: donne e uomini del Sud, che senza certezza alcuna, tentano di sbarcare il lunare altrove in terra lontana e poco conosciuta.

      Tra i numerosi calabresi a percorrere la strada che conduce verso “l’Alta Italia”, ci saranno uomini, di seguito ben noti alla magistratura, che saranno abili nell’imporre la propria supremazia nella gestione di affari illeciti per scopi malavitosi, tra questi: Franco Coco Trovato. Originario di Marcedusa, piccolo borgo di origine arbëreshë situato nella provincia di Catanzaro, decide di trasferirsi a Lecco insieme alla moglie. Giunti in città, Franco svolge mansioni lavorative in campo edile, ma in breve tempo, verrà ricordato come il maggior esponente della ‘ndrangheta lombarda.

      La Lombardia è tra le regioni che ha ottenuto grandi benefici dal boom economico, seguito dall’incremento lavorativo e dall’aumento costante della popolazione[1]. D’altra parte, poco conosciuto e molto sottovalutato è stato il fenomeno mafioso presente sul territorio fin d’allora.  La capacità d’infiltrazione tra i settori industriali (in particolare quello secondario), la gestione e il controllo dei traffici di sostanze stupefacenti e di armi da guerra rappresentano la punta di diamante del potere del clan dei Trovato. La criminalità organizzata trae guadagno e sviluppo dai “nuovi reclutamenti” e in base al controllo che esercita sul territorio. Un business che recherà nelle tasche della ‘ndrangheta ingenti quantità di denaro. Tra l’altro, il riciclaggio di introiti illeciti in luoghi in cui si ha minor consapevolezza del sistema mafioso risulta essere più semplice ed efficace.

      La ‘ndrangheta controlla gli uomini d’onore che appartengono ai piani più alti della struttura gerarchica mafiosa fino a raggiungere i piccoli spacciatori presenti lungo le strade periferiche della città. I mafiosi, come evidenzia lo studioso John Dickie «sono facinorosi della classe media, cioè individui determinati a migliorare la loro condizione sociale, per cui giudiziosi nell’uso della violenza»[2]. Seppur per un arco di tempo limitato Lecco e paesi limitrofi diventano teatro di omicidi e scontri violenti, minor ripercussioni sociali o di facciata giornalistica garantiscono un miglior svolgimento delle attività lucrative. Il clan dei Trovato percepisce l’opportunità di stipulare un nuovo sodalizio criminale dal quale può trarre benefici sia dal punto di vista economico che territoriale: l’alleanza con i Flachi. Quest’ultimi dominano indisturbati tra Milano e l’intera area metropolitana, gestiscono numerose attività commerciali, bar e pub di lusso. L’accrescimento di potere muta gli interessi di entrambi i gruppi trasformandoli in vere e proprie aziende (illegali). Possiamo constatare come la figura del mafioso imprenditore nasca prima dell’avvento del nuovo secolo, capace di mutare e evolversi a passo con i tempi.

      Con l’operazione Wall Street[3] (1994)[4] e l’operazione Oversize (2006)[5] viene smascherato il sistema economico messo in atto dalle cosche di ‘ndrangheta in Lombardia. I principali esponenti che finiscono nel mirino dei magistrati appartengono quasi tutti alla famiglia Trovato e alla famiglia dei Flachi. I capi d’accusa sono durissimi: estorsione, traffico di stupefacenti, riciclaggio di denaro e traffico di armi, facendo così emergere l’aspetto malavitoso dell’associazione d’appartenenza. Purtroppo, non basterà l’intervento da parte delle istituzioni a fermare il piano messo in atto da Trovato e alleati. La macchina criminale è in grado di rigenerarsi per via del complesso clientelare, infiltrato nelle alte sfere della pubblica amministrazione e all’interno della politica regionale e locale. Tali figure vengono definite in gergo: «colletti bianchi». Dalle inchieste portate avanti dagli inquirenti emergono alcuni aspetti rilevanti fino a quel momento sconosciuti: ciò che principalmente sembra differire è il rapporto tra mafiosi e imprenditori.  Se in passato, erano quest’ultimi a cedere alle pressioni mafiose, la tendenza attuale sembra invertire i ruoli, poiché per l’imprenditoria l’intervento della criminalità diviene garanzia per un maggior rilancio nel mondo del mercato. La medesima attitudine è riscontrabile anche negli ambienti politici dove il sussidio ‘ndranghetista è in condizione di influenzare l’esito elettorale.

      Nel corso degli ultimi dieci anni lo scenario criminale è mutato, le cosche che contano all’interno dello scacchiere mafioso continuano a subire da parte della magistratura attività in grado di scavare fino in fondo per disporre, in seguito, la chiusura di indagini importanti. Nei processi di ‘ndrangheta, a volte, la chiave di lettura principale volge in essere nella figura del “pentito”, testimone oculare di crimini efferati, capace di trascrivere oralmente lo svolgimento di fatti salienti oppure sviscerare strategie adottate dal clan e rivelare l’identità di uomini riconducibili alla cosca in qualità di “prestanome”.

      Cambia la ‘ndrangheta, penetra in contesti nuovi per fiutare ulteriori frontiere di espansione. La nuova generazione di mafiosi intuisce quali siano le principali fonti di guadagno per il futuro: la moneta digitale e il pianeta delle scommesse. Il “nuovo” mondo telematico potrebbe diventare la nuova roccaforte della criminalità organizzata nei prossimi decenni. Tra l’altro, il settore culturale nazionale è fortemente in crisi con ripercussioni anche sull’efficienza del sistema educativo scolastico e accademico, che non è più in grado di fornire strumenti convincenti ed efficaci per l’inserimento di nuove figure professionali all’interno della società contemporanea. Per tali motivi, la ‘ndrangheta prepara intorno a sé campi d’azione per costituire nuovi bacini di inserimento nel contesto criminale. Il contrasto al fenomeno mafioso è in primis una questione culturale, in quanto, prima di divenire la più grande multinazionale presente in Italia e all’estero, essa è circoncisa come mentalità.

      Per cui, la pedagogia, disciplina che studia i comportamenti educativi e formativi degli individui, andrebbe proposta come strumento di contrasto alle mafie. Educazione, conoscenza, consapevolezza e responsabilità: questi i termini che congiunti tra di loro creano l’ambito pedagogico della legalità.


[1]Aumento dovuto anche al fenomeno dell’emigrazione.

[2] John Dickie, Mafia Republic, cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta dal 1946 ad oggi, editori Laterza, 2013, p. 448.

[3] L’operazione riprende il nome dell’omonimo locale sito in via Belfiore 1, a Lecco, all’epoca dei fatti di proprietà della famiglia Trovato.

[4] Per approfondimento: Francesco Trotta, Operazione Wall Street, Lombardia e ‘Ndrangheta, in “Cosa Vostra” del 25 aprile 2017.

[5] Per approfondimento: Duccio Facchini, “Ndrangheta Oversize”, 5 marzo 2009, www.quileccolibera.net.

Pietro Marchio – Storia della Calabria e della Sila

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